Parte pesca del tonno, ma con scelte Ue danni da 10 milioni

Sos produttori anche per rinvio Olimpiadi a Tokyo e calo consumi

di Sabina Licci

- Inizia la campagna di pesca 2020 al tonno rosso, ma con una nuova regola che rischia di apportare un danno agli operatori italiani di 10 milioni di euro. La Commissione europea, infatti, ha cambiato le carte in tavola all'ultimo momento vietando il trasferimento delle quote di tonno destinate agli allevamenti tra Italia e Malta.

È quanto denunciano gli imprenditori del tonno che hanno inviato una lettera ai vertici della Commissione Europea e per conoscenza alla ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova, per chiedere di ritirare il provvedimento nato in virtù di presunte infrazioni di Malta alle regole comunitarie sulla pesca. Una consuetudine consolidata da anni, quella del trasferimento delle quote di tonno catturato, spiegano all'ANSA i produttori, visto che in Italia non ci sono praticamente gabbie in mare dove poter far crescere il pescato destinato per lo più al mercato giapponese.

Il problema è che la decisione dell'Europa è arrivata con accordi commerciali già chiusi per il trasferimento nelle gabbie maltesi di ben 2.900 tonnellate derivanti dalle quote di catture assegnata all'Italia. "Una scelta arrivata quando ormai eravamo pronti a partire - denunciano gli operatori - ora è impossibile trovare soluzioni alternative e rischiamo di perdere almeno 10 milioni di euro".

Un periodo non semplice per il settore, perché per via della pandemia è stato rinviato di un anno la creazione di una filiera 100% italiana del tonno, come anche sono stati posticipate le Olimpiadi in Giappone. "I nostri operatori - spiega Fedagripesca-Confcooperative - contavano sui giochi di Tokyo per vendere a prezzi importanti il tonno rosso del Mediterraneo particolarmente apprezzato e invece ora si teme una perdita anche del 50% di fatturato pari a circa 30 milioni di euro". A peggiorare la cosa è stato il calo dei consumi e della chiusura dei ristoranti e che, anche con la fase 2, non sono tornati a lavorare come prima. E proprio per avere una boccata di ossigeno, Fedagripesca auspica che queste imprese possano accedere alle misura di ristoro previste dal dl Rilancio. (ANSA). Y49-MON

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