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Bufera sulla Cop28,'senza petrolio si torna alle caverne'

Bufera sulla Cop28,'senza petrolio si torna alle caverne'

Un caso le parole del presidente del summit. 'Un negazionista'

ROMA, 04 dicembre 2023, 10:01

Redazione ANSA

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© ANSA/EPA

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La quarta giornata della Cop28 non era iniziata proprio bene: una coltre di smog avvolgeva Dubai fin dal primo mattino, imbarazzante per la città che ospita il summit mondiale sul clima. Poi la bomba: un audio in cui Sultan Al Jaber, presidente della conferenza a capo della delegazione degli Emirati Arabi, afferma che con l'eliminazione dei combustibili fossili - uno degli obiettivi del summit - si tornerebbe "all'era delle caverne". Apriti cielo. Le reazioni sono state immediate e hanno quasi offuscato la giornata di lavori. A partire dall'indignazione espressa dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, che ha parlato di "affermazioni gravissime e assolutamente preoccupanti, sull'orlo del negazionismo climatico". Mentre nel corso della giornata è andata sempre più allungandosi la lista degli scienziati e delle personalità che hanno chiesto esplicitamente le dimissioni di Al Jaber. A diffondere l'audio, rubato nel corso di una sessione dei lavori, è stato un consorzio di giornalisti investigativi, Climate Reporting. "Nessuna scienza dimostra che un'uscita dai combustibili fossili é necessaria per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi sopra i livelli pre-industriali", ha sostenuto Al Jaber, aggiungendo che seguire la strada dello stop al carbone, al petrolio e al gas naturale ostacolerebbe il cammino verso uno sviluppo realmente sostenibile: "A meno che - ha aggiunto - qualcuno non voglia riportare il mondo indietro all'era delle caverne". "Finalmente è caduta la maschera", il commento che ha cominciato a riecheggiare nelle sale del centro congressi Expo City Dubai, dove Al Jaber viene visto da molti come un personaggio molto controverso. Inviato speciale degli Emirati Arabi per la lotta ai cambiamenti climatici, è da tempo nel mirino degli ambientalisti - e non solo - che lo accusano di conflitto di interessi, essendo il numero uno di Adnoc, la compagnia petrolifera statale. "E' come mettere il conte Dracula a capo della Banca del sangue", si affermava già prima della Cop28 nel mondo scientifico e degli attivisti per il clima.
    Insomma, non proprio una bella figura da parte del Paese ospitante di un summit dagli esiti già incerti. Finita la parte di alto livello con gli interventi dei leader mondiali (ma non sono venuti né Joe Biden né Xi Jinping, i "grandi inquinatori"), si è entrati ora nella fase dei negoziati veri e propri che dovranno portare alla dichiarazione finale. Questa sarà la settimana degli sherpa, mentre dalla prossima entreranno in campo i rappresentanti dei governi per chiudere la partita.
    Intanto un rapporto diffuso dall'organizzazione Climate Trace, fondata dall'ex vicepresidente americano Al Gore, denuncia come, malgrado le promesse, le emissioni di gas serra da parte di Cina, India e Stati Uniti abbiano fatto registrare negli ultimi anni il maggior incremento dal 2015, l'anno dell'accordo di Parigi sul clima. "Con la nostra attività riempiamo un vuoto di informazioni che rende difficile individuare i siti che inquinano", afferma Al Gore, puntando il dito anche contro le emissioni degli aerei, moltiplicatesi con il boom dei voli dopo la pandemia. Si è discusso anche di clima e salute, con una dichiarazione approvata da 124 Paesi in cui si fissano due obiettivi: ridurre le emissioni nel settore sanitario e aumentare i finanziamenti per la salute climatica. Su quest'ultimo fronte drammatico il monito della Banca mondiale: a causa del caldo estremo si rischiano almeno 21 milioni di morti entro il 2050.
   

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