Coronavirus: guarita famiglia S.Christophe, è finito incubo

"Malati e chiusi in casa mentre mio padre moriva in ospedale"

"E' finito un incubo. Io e mia moglie siamo stati male, febbre alta e tosse, per giorni, facendo di tutto per non infettare nostro figlio. Intanto mio padre stava morendo in ospedale. Da oggi facciamo un grande passo in avanti, poi faremo gli altri". Marco Bovet, 57 anni, vigile del fuoco di Saint-Christophe, racconta il dramma vissuto a partire dal 9 marzo a causa del coronavirus. Ha appena ricevuto la telefonata del medico di base che gli conferma che anche il secondo tampone è negativo: è guarito. La moglie, Roberta Canu, deve ancora aspettare qualche giorno.
    Tutto è iniziato all'inizio di marzo. "Mio padre ha cominciato a stare male - racconta Marco - con una forte tosse. Non sappiamo come è stato contagiato. Lui stava solo in vigna o in giardino.
    Forse è avvenuto quando è andato a scaricare un camion di uova di Pasqua destinate alla beneficenza che arrivava da Milano, è un'ipotesi. Il 9 marzo è stato ricoverato. L'ho lasciato in pronto soccorso e da quel giorno non l'ho più visto. Ci dicevano che era stabile, poi il 23 marzo ci hanno detto che si era aggravato e poche ore dopo è morto. Vedere arrivare a casa le sue ceneri è stata una cosa che mi ha ammazzato". Nel frattempo Marco Bovet e la moglie hanno scoperto di essere stati contagiati a loro volta. L'esito del tampone è arrivato il 13 marzo. Febbre oltre i 38 gradi, tosse, stanchezza, male alle ossa, giorno e notte, per una settimana. "Mio figlio di 26 anni è negativo - spiega Roberta Canu - e abbiamo dovuto fare di tutto per preservarlo. Lui stava al piano di sopra, in camera sua, usava un bagno che disinfettavo 2-3 volte al giorno.
    Mangiava da solo. Noi eravamo in un'altra stanza, sempre con guanti e mascherine. All'inizio ci sentivamo appestati, ci è servito per valutare le persone". "Abbiamo vissuto da separati in casa - aggiunge Marco Bovet - ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Sono stati giorni difficili. Non ascoltavo neanche i tg, le notizie creavano panico. Abbiamo imparato a convivere con ansia e angoscia. Era come avere una spada di Damocle sulla testa. Cosa vorrei fare ora? Aspetto che tutto questa finisca per poter riabbracciare tutti, per fare una cena assieme, e per dare l'ultimo saluto a mio papà".

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