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Andy Warhol, il Raffaello della cultura di massa Usa

Andy Warhol, il Raffaello della cultura di massa Usa

Oltre 250 opere in mostra di Achille Bonito Oliva e Red Ronnie

ROMA, 20 ottobre 2023, 20:25

di Daniela Giammusso

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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La lunga cavalcata attraverso 60 delle sue copertine di vinili, con la celeberrima banana che si sbucciava e che "consacrò" i The velvet Underground con Nico o quella, con zip dei jeans che si aprivano, per Sticky Fingers dei Rolling Stones. Ma anche il tuffo nelle sue serigrafie, con le Campbell's Soup e il collage delle 12 Marilyn Monroe. Le ceramiche Rosenthal bianche, dipinte in oro, e i ritratti delle drag queen e dei travestiti di New York in Ladies and Gentlemen. E poi la pioggia di polaroid, "l'arte più istantanea" come la definiva, o gli scatti da night life, tra un giovanissimo Sting e Michael Douglas. È Andy Warhol - Universo Warhol, la mostra curata da Achille Bonito Oliva e Red Ronnie, con la collaborazione di Vincenzo Sanfo, che dal 21 ottobre al 17 marzo al Museo Storico della Fanteria a Roma racconta il Maestro della Pop Art con oltre 250 opere da collezioni private. "Andy Warhol è il Raffaello della società di massa americana - spiega Achille Bonito Oliva - Lo hanno considerato l'artista dell'effimero. Invece era un artista poliedrico, del molteplice, che ha dato classicità all'oggetto di consumo, spostandolo dalla dimensione dell'effimero all'immortalità. Ha lavorato nel tempo utilizzando lo spazio. Ha preso l'oggetto e lo ha normalizzato. È l'artista della durata, di un tempo lungo. Abbiamo cercato di raccontare come abbia saputo usare ogni mezzo artistico per farlo. E mi sembra sia la mostra 'definitiva'". Pittore, grafico, illustratore, scrittore, produttore cinematografico, editore, regista, fotografo, attore: ad attraversare le sale dell'esposizione - prodotta da Navigare srl con la partecipazione di Aics Comitato provinciale di Roma, Difesa Servizi e Art Book Web, con il patrocinio di Città di Roma - si tocca con mano quanto sia riduttivo cercare di definire il talento di Warhol. Spicca subito la sua grande capacità di "esserci" in ogni tratto e opera e di intuire il cambiamento prima che avvenga. Come nella musica. "Warhol comincia a disegnare le copertine dei dischi, perché prima uscivano con una busta bianca, anonima - racconta Red Ronnie che si è occupato in particolare della galleria "musicale" della mostra - Capisce l'importanza della musica, che cancella ogni cosa. Ma anche nelle copertine, lui vuole essere lui". È così che "sceglie" e consacra i The velvet Underground. Ed è così che riesce a prendere chiunque, persino i Beatles, e a farli diventare "un Andy Warhol". Tra le chicche, anche le cover per gli album di Loredana Bertè e l'ultima, in realtà ancora bozzetto, cui stava lavorando poghi giorni prima di morire, il 22 febbraio 1987, per l'album che Mtv volle ugualmente pubblicare con la sua illustrazione. E poi, ecco la riproduzione del suo studio a Manhattan dove, racconta ancora Red Ronnie, "filmava e fotografa tutto". O le copertine della sua rivista Interview, sulle quali tutti facevano a gara per apparire, da Jack Nicholson a Salvador Dalì. E ancora le locandine dei film, i suoi Flowers (in particolare la serie poco nota di vasi da fiori), un Gold Book del 1957 (serie che regalava ogni anno a Natale ai suoi amici), le serigrafie Electric Chairs e Mao, gli autoritratti e gli scatti a John Lennon e Yoko Ono. Fino alle immancabili serie dedicate a Marilyn (comprese quelle che autografò come non fatte da lui) o alla mitica scatoletta Campbell's. "Con Warhol non puoi parlare di multiplo - conclude Red Ronnie - È il primo che prende una foto e la trasforma in mille situazioni. Non a caso la chiamiamo Pop art, perché lui rende tutto popolare e tutto nobilita. Qual è l'originale e quale il multiplo? Con artisti come lui o Schifano non si capisce più nulla. Oggi ancora di più, con l'intelligenza artificiale".

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