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Plastica mancante negli oceani degradata da batteri e Sole

Plastica mancante negli oceani degradata da batteri e Sole

Piccole percentuali vengono trasformate in CO2 e altre molecole

26 gennaio 2023, 10:09

Redazione ANSA

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Microplastiche grandi 2 millimetri (fonte: NIOZ) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Microplastiche grandi 2 millimetri (fonte: NIOZ) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Microplastiche grandi 2 millimetri (fonte: NIOZ) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Batteri e Sole potrebbero spiegare almeno in parte il mistero della plastica mancante negli oceani: esistono infatti alcuni microrganismi che sono davvero in grado di digerire la plastica con cui entrano in contatto convertendone almeno l'1% in anidride carbonica, grazie anche all'aiuto dai raggi ultravioletti che ne facilitano la degradazione. Lo dimostra uno studio pubblicato su Marine Pollution Bulletin dall'Istituto reale per la ricerca marina (Nioz) dei Paesi Bassi.

I ricercatori hanno messo alla prova il batterio Rhodococcus ruber, dandogli in pasto una plastica appositamente marcata con un isotopo del carbonio (C13) in modo da poterne tracciare l'eventuale trasformazione in altre molecole. Il materiale era stato precedentemente trattato con raggi Uv per simulare l'azione del Sole. "Sappiamo infatti che la luce solare rompe parte della plastica in piccoli pezzi che sono come bocconcini per i batteri", spiegano i ricercatori. Come risultato, si è osservata una riduzione della plastica e la comparsa sulla superficie dell'acqua di anidride carbonica marcata con C13.

Era già noto che il batterio Rhodococcus ruber fosse in grado di aderire alla plastica dispersa in natura formando un biofilm ed era già stato osservato come parte di questa plastica finisse per sparire misteriosamente: questo studio è dunque il primo a dimostrare che la plastica sparita viene trasformata in anidride carbonica e altre molecole. I ricercatori stimano che i batteri siano in grado di degradare l'1% della plastica disponibile per anno, ma "si tratta probabilmente di una sottostima", precisa Maaike Goudriaan, prima autrice dello studio. "Noi abbiamo misurato solo la quantità di C13 presente nell'anidride carbonica e non in altri sottoprodotti della degradazione. Ci sarà sicuramente del C13 in molte altre molecole, ma è difficile dire quanta parte sia stata degradata dalla luce ultravioletta e quanta dai batteri".

I primi esperimenti pilota realizzati usando vera acqua marina e i sedimenti prelevati dal fondale del mare dei Wadden (che si trova tra Danimarca, Germania e Paesi Bassi) dimostrano che "la plastica viene degradata anche in natura", aggiunge Goudriaan, sottolineando come questa comunque non possa essere la soluzione al grande problema dell'inquinamento dei mari.

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