Cina, Li Shufu presidente Geely chiede a NPC riforme su auto

Equità fiscale per governi locali e via libera a moto in città

Redazione ANSA

Il colosso automobilistico cinese Geely ha chiesto riforme fiscali nel settore automobilistico e la rimozione dei divieti di circolazione delle motociclette nelle metropoli di tutta la Cina. Lo ha fatto attraverso lo stesso Li Shufu, presidente del Gruppo, che si è presentato alle riunioni annuali del Congresso Nazionale del Popolo (NPC) e della Conferenza Consultiva Politica del Comitato Nazionale del Popolo Cinese (CPPCC) nella sua veste di rappresentante indipendente del partito per il Comitato provinciale dello Zhejiang, dove ha sede Geely. Li Shufu, che è stato eletto al 13mo Congresso Nazionale del Popolo nel 2018, ricoprirà questa carica fino al 2023. Le proposte sono in discussione durante le due sessioni dal 22 al 29 maggio e saranno votate prima di diventare leggi. Tra i punti chiave delle richieste presentate alle riunioni dell'NPC e del CPPCC vi è quello che punta ad una più equa distribuzione (50:50) delle entrate fiscali tra governi centrali e locali. Secondo Li Shufu - come si legge in una nota diffusa da Geely - l'attuale sistema fiscale cinese per l'industria automobilistica ha provocato una divergenza di interessi tra i governi centrali e locali. L'imposta sul consumo e l'imposta sull'acquisto di automobili sono entrambe tasse centralizzate e così - mentre il governo centrale cerca di aumentare le vendite e il consumo di automobili con incentivi - sono i governi locali a dover sostenere i maggiori costi di congestione del traffico e manutenzione stradale oltre a dover investire di più in infrastrutture focalizzate sul settore automobilistico come parcheggi e stazioni di ricarica.

Li Shufu ha spiegato che una distribuzione più equa delle entrate fiscali provenienti dall'auto tra governi nazionali e locali incentiverà le amministrazioni locali a sostenere le politiche nazionali e fornire fondi per investire in infrastrutture. Sulla base di questa proposta i governi locali della Cina potrebbero vedere oltre 170 miliardi di RMB (pari a 22 miliardi di euro) in entrate aggiuntive generate dalle vendite automobilistiche.

Necessario anche, secondo Geeley, uno spostamento nella riscossione delle imposte sui consumi automobilistici dal lato produzione al punto vendita. Questa proposta di riforma, che è sostenuta da altri importanti produttori automobilistici in Cina, libererebbe il capitale circolante dai produttori di veicoli per maggiori investimenti in attività di ricerca e sviluppo e sviluppo tecnologico senza modificare i costi finali per gli utenti o le entrate fiscali del governo. L'attuale politica fiscale sui consumi richiede un pagamento anticipato da parte dei produttori, e ciò riduce il capitale circolante disponibile per le imprese da destinare a innovazione tecnologica e sviluppo dei prodotti.

Infine il problema delle due ruote: attualmente, la Cina è l'unico Paese al mondo che ha adottato un approccio globale per vietare le motociclette nelle aree urbane. Anche se produzione e vendite di moto in Cina hanno raggiunto il 55% del totale mondiale, a causa del divieto introdotto in oltre 190 città in tutto il Paese, il mercato delle due ruote si è fortemente privando le imprese del loro slancio per un ulteriore sviluppo, bloccando la progressione tecnologica e indebolendo la competitività. Nella proposta di riforma, Li Shufu ha osservato che anche i motocicli hanno un'efficienza nel traffico molto elevata e consumano meno dei veicoli più grandi. Uno studio dell'European Motorcycle Association ha rilevato che un aumento del 10% del traffico motociclistico può ridurre la congestione del traffico urbano fino al 40%. Nelle principali città europee come Londra, Parigi, Milano, Ginevra - si legge nella nota - i governi locali hanno adottato misure per integrare e sostenere lo sviluppo delle motociclette in un sistema di trasporto diversificato che migliora il flusso del traffico.

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