Lusso

Da Mantero a Recarlo, cambia lo scenario del lusso ma settore riprenderà

Faccincani (Moorer), mai come ora ci vuole coraggio di rischiare

L'arte orafa di Recarlo (courtesy Recarlo) © Ansa
  • di Marisa Alagia
  • MILANO
  • 31 marzo 2020
  • 20:16

Si ritornerà a festeggiare. Si riprenderà a celebrare matrimoni, battesimi, prime comunioni e cresime, si organizzeranno di nuovo feste di laurea, compleanni, anniversari. Riesploderà la voglia di vestiti nuovi e allegri (dopo settimane trascorse in casa in tuta se non proprio in pigiama), di accessori colorati, di regalare o farsi un regalo.
    "Non sarà facile ricominciare, ci saranno altre fasi da superare, prevediamo un inizio lento - dice Paolo Re, vicepresidente della Recarlo -. Ma sono certo che dopo questa crisi la gente si orienterà sempre più verso acquisti concreti".
    L'azienda piemontese, che tratta da oltre 50 anni beni non di stretta necessità, ma sicuramente i meno reperibili che ci siano, diamanti e oro, ha chiuso ancora prima che lo stabilissero i decreti governativi. Ma tutti sono pronti, dai gemmologi della maison che selezionano le pietre provenienti dalle miniere russe, ai creativi e lavoratori (una cinquantina) che producono i gioielli, per riprendere. "Stiamo studiando diversi scenari - ammette il vicepresidente della Recarlo, che nel frattempo ha voluto contribuire alla gara di solidarietà di questo momento con donazioni all'ospedale Sacco di Milano e a quello civile di Alessandria - perché molto dipende anche da quando questa riapertura sarà possibile, soprattutto rispetto alla tutela dei nostri collaboratori".
    Elabora strategie a lungo e medio termine anche la Mantero, da oltre 100 anni leader nel mondo nel settore della seta.
    Tessuti pregiatissimi che arrivano tra le mani degli stilisti delle più note griffe, ma anche scialli, foulard, turbanti, borse. "Il mondo del fashion del lusso ne uscirà segnato, ma c' è anche l'opportunità di pensare a come reinventarsi - dice il ceo Franco Mantero -. La seta di Como resterà sempre il fiore all'occhiello dei marchi di tutto il mondo che scelgono i nostri tessuti, ma siamo legati anche al loro riposizionamento, noi stavamo andando bene, anche meglio del 2019, abbiamo chiuso pure noi, prima ancora del decreto, nonostante avessimo molti ordini". "Ma questo settore ha anche un problema, ci sono troppe aziende per questo distretto, alcune vanno bene, altre sono mediocri, e ci sono quelle che temo purtroppo non si rialzeranno - ammette Mantero - Diventerà fondamentale in futuro pensare a strategie comuni anche con l'aiuto delle istituzioni". Anche la Mantero ha voluto fare la sua parte nell'emergenza donando migliaia di metri di tessuto. "Di cotone ovviamente - precisa sorridendo il ceo - la seta è bellissima ma non ci si possono fare camici per i medici".
    Fondatore e ceo di di un altro marchio di alta gamma del Made in Italy, MooRER (piumini distribuiti nei mercati internazionali del lusso), Moreno Faccincani, sta affrontando la situazione con grande decisionismo. "Voglio portare avanti tutti i progetti che avevamo stabilito prima che scoppiasse l'emergenza, ad esempio nuove aperture, come in Giappone, investimenti - dice determinato come quando, alle prime avvisaglie dell'emergenza, ha dotato tutti i suoi collaboratori di mascherine, litigando con fornitori che volevano entrare senza, adottando in azienda ogni misura di sicurezza -. Ho dovuto insistere con i miei collaboratori, ma penso che questa sia la strada giusta per ricominciare". Intanto ha messo subito a disposizione know how e contatti per rendere accessibili al prezzo di costo l'accesso ai dispositivi di base per il personale sanitario, donando 25.000 tra mascherine e camici agli ospedali veneti. "Questa pandemia avrà ripercussioni pesantissime sull'economia e gli equilibri internazionali - ammette - Ma sono convinto che mai come in questo momento bisogna avere il coraggio di rischiare se si vuole andare avanti".
   

  • di Marisa Alagia
  • MILANO
  • 31 marzo 2020
  • 20:16

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