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"Mai più bambini in carcere", se ne parla in Consiglio regionale

"Mai più bambini in carcere", se ne parla in Consiglio regionale

Un libro di Paolo Siani dà vita a dibattito

NAPOLI, 06 dicembre 2023, 16:54

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Negli istituti penitenziari italiani attualmente vi sono 25 donne con altrettanti bambini, nell'Istituto a custodia attenuata di Lauro, in provincia di Avellino, 6 mamme con 6 figli. I dati forniti da Samuele Ciambriello, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, hanno dato il via nella sala Nassiriya del Consiglio regionale della Campania, alla presentazione del libro 'Senza colpe. Bambini in carcere' curato da Paolo Siani.
    Il libro vuole tenere desta l'attenzione sui bambini detenuti con le loro mamme, in un momento in cui è allo studio la revisione della normativa. Ed è soprattutto l'occasione per richiedere al Governo di prestare attenzione ad una battaglia di civiltà già avviata dal Consiglio regionale della Campania con la presentazione di un testo di legge destinato ai bambini in carcere. "Non si può pensare di provare a rieducare una donna che ha commesso un reato e condannare il bambino a vivere in un carcere, negli anni più importanti della sua vita. Ed è certo che un bambino che vive questi anni in un carcere avrà un disagio psicologico molto importante anche da grande", ha detto Siani. "La soluzione è mettere queste donne che hanno commesso un reato, che non sia di particolare gravità, in case famiglia protette. A Roma c'è 'la Casa di Leda' che è l'esempio più semplice da replicare in ogni regione. Ci sono i soldi messi in Finanziaria nel 2020 per le regioni: un milione e mezzo per tre anni che servono a mettere in campo case famiglia protette e che possono essere anche beni confiscati alla mafia".
    Sul punto è intervenuta la vice presidente del Consiglio regionale, Loredana Raia: "Le norme con le quali oggi stiamo impattando vanno in una direzione completamente differente: le donne incinte possono partorire lì i loro bambini ed essi possono crescere in carcere, secondo le direttive del Governo nazionale", ha spiegato. "Vogliamo che per le donne incinte che devono partorire e crescere i loro piccoli, ci possano essere case famiglia o altri centri di accoglienza perché i bambini, nei primi anni di vita, costruiscono la loro mappa identitaria e non possono avere come riferimento e modello di crescita una vita in un carcere".
   

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