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Per Pillon confermata prescrizione diffamazione circolo gay

Per Pillon confermata prescrizione diffamazione circolo gay

Definitivo pagamento provvisionali. Annunciato ricorso in Europa

PERUGIA, 23 novembre 2023, 17:52

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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La Cassazione ha confermato la prescrizione del reato di diffamazione ai danni dell'associazione Omphalos Lgbti per il quale l'ex senatore Simone Pillon era stato condannato in primo grado a Perugia a 1.500 euro di multa. Confermate anche le statuizioni civili con una provvisionale immediatamente esecutiva di 10 mila euro per Omphalos e di 10 mila all'allora responsabile del settore giovanile e degli incontri "contro il bullismo omofobico", Michele Mommi, costituiti parte.
    Pillon è stato accusato di avere offeso la reputazione di Omphalos e dei suoi membri durante tre incontri - a Bastia Umbra, Assisi e San Marino nel 2014 - come consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari. In particolare per avere "diffuso notizie non corrispondenti al vero sull'attività di informazione e di prevenzione delle malattie veneree svolte dall'associazione". Sempre secondo la sentenza di primo grado Pillon, che all'epoca dei fatti non era senatore, aveva additato l'associazione, "impegnata in incontri educativi nelle scuole", come "istigatrice all'omosessualita'" o come "soggetto che distribuisce materiale pornografico".
    Pillon era stato poi però assolto in secondo grado sempre a Perugia con una sentenza annullata dalla Cassazione che aveva disposto un nuovo appello, a Firenze, al termine del quale è stato dichiarato il non doversi procedere per prescrizione del reato. Sentenza ora confermata dalla Cassazione che ha respinto il ricorso dell'ex parlamentare.
    "Non avevo grandi speranze - ha commentato Pillon -, ma pensavo che la verità alla fine sarebbe emersa, e invece è stata preclusa l'allegazione di una gravissima testimonianza sopravvenuta ed è stato ingiustamente escluso il mio diritto di critica politica. Evidentemente in Italia è vietato dissentire dal diktat delle associazioni Lgbt e soprattutto guai a chi osa opporsi all'indottrinamento Gender nelle scuole. Non ci fermeranno. Andrò avanti con questa battaglia di giustizia e di verità interessando della mia vicenda la Corte europea dei diritti dell'Uomo. Non lo faccio per me, ma per le migliaia di mamme e papà che vogliono per i loro figli una scuola e un'educazione libera dalle follie ideologiche Lgbt".
   

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