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La figlia di Schettino: 'De Falco non capì la situazione'

'Da parte sua servirebbe silenzio o uno slancio intellettuale'

Redazione ANSA

"E' sotto gli occhi di tutti che mio padre sta espiando la sentenza in religioso silenzio e pertanto, nel rispetto delle vittime, invito" anche gli altri "a fare altrettanto". A dieci anni dal naufragio della Costa Concordia al Giglio, parla la figlia dell'ex comandante della nave Francesco Schettino, Rossella e chiede che l'anniversario "non sia un evento da celebrare ma una triste ricorrenza, che non dovrebbe lasciare spazio ad autocelebrazioni né generare onde emotive, che potrebbero essere dannose per il sereno prosieguo degli iter giudiziari previsti dalla legge italiana ed europea". Rossella Schettino, come già avevano fatto ieri i legali dell'ex comandante, ribadisce che suo padre non ha rilasciato in questi giorni alcuna dichiarazione e che da anni non ha più contatti con il suo precedente avvocato Donato Laino. "All'epoca dell'incidente - aggiunge - ero appena quindicenne. Se esiste una scala di misurazione del dolore per quanto accaduto, credo che il mio sia il più prossimo a quello di coloro che sono stati colpiti negli affetti più cari". E per questo, conclude, "rinnovo la mia più sincera e sentita vicinanza alle vittime espressa da mio padre al processo".

"A distanza di anni", Gregorio de Falco dovrebbe mantenere un "religioso silenzio" sulla vicenda o, "in alternativa", avere "uno slancio intellettuale che gli farebbe solo onore, ammettendo che nella concitazione degli eventi avrebbe potuto non comprendere che la nave si era abbattuta". Lo la figlia dell'ex comandante della Costa Concordia Rossella Schettino, critica le affermazioni fatte negli ultimi giorni dall'ex ufficiale della Guardia Costiera ed attuale deputato che la notte del naufragio della nave coordinò la prima parte dei soccorsi. "E' incomprensibile - sottolinea la donna - che nell'immediato dell'incidente sia stata divulgata la sola telefonata delle 01.46 (quella del 'vada a bordo c...', ndr) tralasciando la diffusione degli audio delle 00.17 e delle 00.30". Perché se quegli audio fossero stati diffusi, sostiene Rossella Schettino, "proverebbero sia l'improvviso abbattimento della nave sia le richieste di mio padre di spostare i soccorsi sul lato dove a causa dell'abbattimento erano cadute le persone in mare al fine di pattugliare l'area". In sostanza, "dall'abbattimento della nave avvenuto nel buio più assoluto alle 00.17, come accertato dalle indagini, lo specchio di mare" tra la costa e il lato della Concordia inclinato verso l'acqua dove in seguito sono state recuperate alcune vittime, "non è stato pattugliato, quantomeno fino alle 01:46, orario in cui mio padre, di fronte alla nave abbattuta, riceve la telefonata di De Falco che, come evidenziato dai contenuti delle sue richieste, sembrerebbe che ancora non avesse compreso" che la nave era semiaffondata e piegata sul lato destro. Se dunque le due comunicazioni fossero state rese note "con lo stesso tempismo e accanimento della famosa telefonata delle 01.46 - ribadisce la figlia di Schettino - si sarebbe da subito chiarita la dinamica dei fatti che hanno causato l'uscita fuori bordo di mio padre e di tutti quelli che si trovavano sul lato destro". La comunicazione che la Concordia fosse piegata e semiaffondata dal lato di dritta, inoltre, "fu trasmessa sul canale 16 di soccorso anche alla sala operativa di Livorno" dove si trovava De Falco "dalla motovedetta G 104 della Guardia di Finanza, da lui designata come suo riferimento visivo sulla scena dell'emergenza per la gestione dei soccorsi a distanza". E dunque, conclude Rossella Schettino, "è mai possibile che la motovedetta G104 oltre al messaggio diffuso sulla frequenza di soccorso alle ore 00.17 che annunciava che la nave si stava abbattendo e pertanto intimava a tutte le imbarcazioni di allontanarsi dalla Concordia, non abbia mai fatto capire in modo chiaro e incontrovertibile a De Falco che la nave era abbattuta e affondata sul lato destro?". 

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