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Emanuele Trevi, 'la filosofia di Berlusconi mai censoria'

Emanuele Trevi, 'la filosofia di Berlusconi mai censoria'

Lo scrittore: "Si deve al Cavaliere se Einaudi è ancora viva"

ROMA, 13 giugno 2023, 19:49

di Mauretta Capuano

ANSACheck

Trevi - RIPRODUZIONE RISERVATA

Trevi - RIPRODUZIONE RISERVATA
Trevi - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un "imprenditore illuminato" anche nel mondo della cultura, dei libri. Lo scrittore Emanuele Trevi, Premio Strega 2021 con Due vite, sottolinea la cifra "assolutamente liberale" di Silvio Berlusconi e dice all'ANSA che "la sua filosofia non è mai stata censoria, perché l'animazione culturale, il dibattito, anche acceso, attiravano acqua al suo mulino. E questo avviene quando gli individui nel loro rapporto con il mondo, con la gente, non hanno bisogno di mediazioni". A Berlusconi, afferma Trevi, "piaceva la zuffa.
    Amava che le diverse narrazioni si confrontassero e questo generava cash. Non aveva presupposti ideologici molto forti". Persona di sinistra, "che non è stata divorata dall'antipatia per Berlusconi" e che "in questi giorni può parlare senza sensi di colpa", Trevi sostiene che la filosofia di Berlusconi "riguardava la qualità e l'efficacia del prodotto e questi sono criteri di libertà per noi artisti perché ci riportano a quello che dobbiamo fare veramente bene. L'ideologia è come un marchio di qualità preventivo. Vuoi fare una cosa di destra, falla bene, falla interessante". Berlusconi non "ha mai parlato come la destra di oggi che sta sempre a lagnarsi che nel '47 c'erano i comunisti cattivi e i poveri poeti di destra non pubblicavano.
    La cosa più detestabile per una persona come Berlusconi è questa lagna di destra dell'egemonia culturale di sinistra. È tutta sbagliata perché crea blocchi. Italo Calvino, Cesare Pavese non vendevano perché erano comunisti, perché erano bravi". A Trevi non è mai capitato di conoscere Berlusconi, ma è cresciuto e ha pubblicato negli anni in cui il Cavaliere ha comprato Mondadori ed Einaudi e "non mi risulta - dice - se non in alcuni casi particolarmente offensivi, che si possono capire umanamente, che abbia messo molta bocca in quello che ha comprato. La prova sono i cataloghi di queste case editrici. È chiaro che non ha pubblicato Marco Travaglio. Ha creato magari una censura preventiva nei suoi dipendenti, mentre lui se ne sarebbe fregato. Un eccesso di zelo non direttamente richiesto da lui". La sua cifra, aggiunge, "è stata assolutamente liberale perché altrimenti non si spiega come lui possa aver comprato una roccaforte della sinistra che non ha ricevuto nessun danno, anzi che è rimasta in piedi perché c'erano i soldi suoi. Si deve a lui se un patrimonio come Einaudi è ancora vivo".
    Trevi ha anche "un atteggiamento molto diverso da tante persone di sinistra che pensano che le tv private abbiano rincoglionito gli italiani. Viene sempre citato Drive in e a me piaceva. Bisogna combattere questa idea pedagogica e assurda che la televisione abbia rincoglionito gli italiani. Siamo tutti artigiani. C'è il genere gnocca, c'è il genere Trevi. Altrimenti la mediocrità si confonde per nobiltà". Trevi non nega ci siano stati casi di cambi di editore, ma "sono anche questioni personali, dolorose, non fanno sistema. Le eccezioni nel mondo editoriale sono state dovute all'eccesso di zelo dei suoi collaboratori in un certo momento. Non c'è nemmeno un grande apporto del berlusconismo nei cataloghi editoriali. La gente dice ha fatto il Libro Nero del comunismo, ma non era una stronzata di propaganda, è un libro di una equipe di signori studiosi. Non erano dati truccati. Il vero criterio liberale è quello: se fai una cosa, l'importante è che tu la faccia bene".

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