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Falco, nel nuovo romanzo un 'The Whale' di nome Fede

Falco, nel nuovo romanzo un 'The Whale' di nome Fede

In libreria 'Il paradosso della sopravvivenza'

ROMA, 01 aprile 2023, 15:18

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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(di Micol Graziano) GIORGIO FALCO, 'IL PARADOSSO DELLA SOPRAVVIVENZA' (EINAUDI, PP. 256 , EURO 20) Federico detto Fede è il protagonista di questo romanzo dello scrittore lombardo Giorgio Falco (1967). Fede somiglia al Charlie di 'The Whale', film di Darren Aronofsky basato sull'omonima pièce teatrale di Samuel D. Hunter. Charlie è obeso e infelice come Fede. Il dolore di Fede è ben racchiuso in alcune significative pagine del romanzo, in cui il ragazzo, ormai diciottenne parla con il suo medico. Il dottore si chiama Cles e conosce Fede da sempre, 'lo ha visto crescere e ingrassare'. Il dottor Cles per definire Fede ha adottato nel corso degli anni vari appellativi, lo ha chiamato 'paffutello, paffuto, rotondetto, pienotto, robustello, robusto, cicciottello, cicciotto, grassottello, grassoccio, fino alle definizioni abituali di grasso e obeso'. Fede quando va dal dottor Cles si pesa. La bilancia segna sempre lo stesso numero: centocinquanta. Peso costante, ma potrebbero esserci dei chili in più che la bilancia non è in grado di indicare. Quindi Fede pesa 'almeno' centocinquanta chili. Fede quando parla di sé afferma di avere 'un sacchetto dell'immondizia pieno d'acqua al posto del ventre'. Soffre. Non vuole essere così come è. E dice di essere così come è perché non ha la fidanzata: 'se avessi la fidanzata, non sarei obeso. Ma siccome non ho la fidanzata mangio tanto, ingrasso ancora, e più ingrasso, più diminuiscono le possibilità di trovare la fidanzata, e allora mangio'. Il titolo del libro 'Il paradosso della sopravvivenza' si riferisce al colloquio che Fede ha con il dottore; il medico gli spiega che 'gli obesi, con scompensi cardiaci o dopo un evento cardiovascolare, hanno un tasso di mortalità inferiore rispetto ai pazienti magri'. Ed è quello che il medico chiama 'Il paradosso della sopravvivenza'. Il dottor Cles snocciola la teoria e sostiene che 'ciò che ci uccide ci protegge, almeno in una prima fase'. Cles consiglia a Fede di camminare, di passeggiare attorno al lago. Fede precisa che lui non è 'uno di quei ciccioni che si vedono nei film americani'. Perché 'studio, leggo, a volte guardo la tele e ascolto musica. Più che altro studio e leggo'. Fede non si sente capito dai genitori, con loro ha rapporti formali, confessa, perché loro 'non vogliono vedere il mio peso, soprattutto mia madre. Parlano del liceo, delle interrogazioni, dell'andamento scolastico, della facoltà universitaria alla quale mi iscriverò. Parlano del lavoro che potrei svolgere in futuro. Non parlano mai del fatto che sono un quintale e mezzo, se avrò o non avrò una fidanzata, una famiglia. Fingono di non accorgersi di nulla'. Fede, dopo il colloquio con il dottore si sente sollevato, sereno. Qualcuno lo ha ascoltato, qualcuno si è accorto di lui. 'Ha riversato sul dottor Cles tutta la sua pena di vivere. È entrato nell'ambulatorio con la sensazione di avere un pozzo al posto del corpo, di precipitare nel pozzo senza alcuna possibilità di uscirne, di essere il pozzo'. Fede dopo il colloquio con il dottor Cles non trema più. Fede è assetato d'amore. Quando finalmente incontrerà una ragazza, Giulia, quella relazione sarà una tortura. Lei magrissima lo costringerà a guardarla nuda mentre, anche lui nudo, dovrà stare fermo a mangiare a quattro ganasce. Sarà questo il modo in cui Giulia deciderà di concedersi a Fede. Un ricatto crudele: mangiare e mangiare, cibarsi di lei con gli occhi. Giulia lo condanna all'astinenza dell'eros e lo sprona alla bulimia alimentare. L'ennesimo dolore di un'anima spezzata, in un mondo basato sull'effimero.
   

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