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Mostra archeologia etrusca nel Modenese

Mostra archeologia etrusca nel Modenese

Esposizione si concentra su piccolo sepolcreto trovato nel 1841

MODENA, 23 maggio 2019, 12:01

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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La Galleria Estense di Modena ospita, dal 25 maggio all'1 ottobre, una mostra che documenta la presenza etrusca nel territorio modenese. L'esposizione - 'Lo specchio di Celestino. Archeologia etrusca a Modena nella prima metà dell'Ottocento' - si concentra sul piccolo sepolcreto etrusco ritrovato nel 1841 nei campi di Galassina di Castelvetro, databile, in base ai materiali finora conosciuti, tra la fine del VI e il V secolo a.C. Qui i proprietari di un fondo, in occasione di lavori agricoli, rinvennero i resti di quattro tombe etrusche a incinerazione, il cui ricco corredo, tra i più pregevoli di età etrusca nel territorio modenese, fu acquistato da Francesco IV Asburgo-Este, duca di Modena, per arricchire la sua collezione di antichità e il Museo Estense.
    Il percorso espositivo presenta i pezzi più importanti del corredo funebre riferibile a una defunta della Tomba I della Galassina, ovvero della sepoltura più ricca e anche più nota, esposti al Museo Civico Archeologico di Modena fino a fine maggio 2018, e ora ritornati nella collezione estense, assieme a opere archeologiche provenienti dal medesimo contesto sepolcrale, fino ad oggi inedite.
    Dell'intero corredo della Tomba I gli oggetti più conosciuti e studiati sono lo specchio e la cista a cordoni (a forma cilindrica) oltre al bacile. Il resto degli oggetti fu ritenuto disperso, fino a quando un attento riscontro inventariale e un esame dei depositi della Galleria Estense hanno permesso di riconoscere con buona certezza altri reperti provenienti dalla Tomba I, come il manico di strigile (strumento per detergere il corpo dopo il bagno), uno dei tre vaghi di collana a forma di testina in pasta vitrea (elemento, vuoto all'interno, formato da due semisfere saldate) e due frammenti pertinenti al balsamario in pasta vitrea. Questo riscontro ha permesso di ricostruire l'unitarietà del corredo acquistato da Francesco IV e ha fornito la possibilità di un suo studio completo.
   

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