Migranti: Balkanroute a Trieste, solidarietà non è reato

Attivisti da tutta Italia contro politiche respingimenti di Ue

(ANSA) - TRIESTE, 17 APR - "Mettiamo al confine le barbarie non le persone" e "la solidarietà non è un reato". Sono alcuni degli slogan scritti sugli striscioni presenti alla 'Balkanroute calling: mobilitazione a Trieste e sul confine Italo-sloveno!', la manifestazione iniziata oggi in piazza Libertà a Trieste che ha chiamato a raccolta oltre duecento persone provenienti da tutta Italia.
    Lo scopo della mobilitazione, come spiegano gli organizzatori, è portare "solidarietà a chi tutti i giorni supporta le persone in transito e per questo viene infangato e inquisito" e di denunciare "le politiche di respingimento illegale e di esternalizzazione del confine di Unione europea e Stato italiano".
    Tra i vari interventi susseguitisi in piazza, Francesco Sartori del progetto 'Lesvos Calling' (la campagna solidale per la libertà di movimento dei migranti) ha sottolineato la necessità di "portare un diverso tipo di narrazione" rispetto al tema delle migrazioni, ossia "non parlare di mera emergenza, che è un concetto strumentale, ma di canali sicuri, libertà di movimento, permessi di soggiorno e rispetto delle vite umane".
    Secondo Lorena Fornasir dell'associazione triestina Linea d'Ombra molti migranti non riescono ad arrivare a Trieste perché respinti "e riconsegnati alla polizia croata, che li deruba e riporta nell'inferno della Bosnia".
    "La solidarietà è sotto attacco e viene considerato un crimine perché le direttive europee non distinguono tra chi traffica essere umani e chi li aiuta", ha evidenziato Alfredo Racovelli dell'Ong Mediterranea.
    La mobilitazione prevede una successiva tappa in giornata davanti al consolato croato in piazza Goldoni e poi al valico di Pesek, tra Italia e Slovenia. (ANSA).
   

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