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Svelato il mistero del 'Mattone' al centro della Via Lattea

Svelato il mistero del 'Mattone' al centro della Via Lattea

E' una regione opaca e povera di giovani stelle

06 dicembre 2023, 17:22

Elisa Buson

ANSACheck

La regione opaca della Via Lattea chiamata il 'Mattone ' (fonte: Ginsburg et al., doi: 10.3847/1538-4357/acfc34) - RIPRODUZIONE RISERVATA

La regione opaca della Via Lattea chiamata il  'Mattone ' (fonte: Ginsburg et al., doi: 10.3847/1538-4357/acfc34) - RIPRODUZIONE RISERVATA
La regione opaca della Via Lattea chiamata il 'Mattone ' (fonte: Ginsburg et al., doi: 10.3847/1538-4357/acfc34) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il telescopio spaziale James Webb ha svelato perché nascono poche stelle nella regione più opaca e misteriosa della Via Lattea, soprannominata 'The Brick' (il mattone): scrutandola con i suoi 'occhi' a infrarossi, ha scoperto che questa turbolenta nube di gas ha un basso tasso di formazione stellare perché è troppo calda, nonostante sia inaspettatamente ricca di monossido di carbonio ghiacciato. Il risultato, che potrebbe far riscrivere le attuali teorie sulla formazione delle stelle, è pubblicato su The Astrophysical Journal da un gruppo di ricerca guidato dall'astronomo Adam Ginsburg dell'Università della Florida.

Il 'cuore' opaco della Via Lattea rappresenta da sempre una delle regioni più enigmatiche e studiate della nostra galassia: trattandosi di una nube di gas molto denso, dovrebbe favorire la nascita di nuove stelle, ma nella realtà dei fatti non è così. Grazie al telescopio gestito dalle agenzie spaziali di Europa (Esa), Stati Uniti (Nasa) e Canad (Csa), i ricercatori hanno scoperto che al suo interno è presente una quantità di monossido di carbonio ghiacciato superiore al previsto. Nonostante ciò, il gas nella nube è ancora troppo caldo per formare nuove stelle. Queste osservazioni, spiegano i ricercatori, sfidano le nostre conoscenze per quanto riguarda la presenza di monossido di carbonio al centro della nostra galassia e il rapporto critico tra gas e polveri: entrambi sono più bassi di quanto ipotizzato finora.

"Con il telescopio James Webb stiamo aprendo nuove vie per misurare molecole allo stato solido (ghiaccio), mentre prima ci limitavano a guardare i gas", commenta Ginsburg. "Questo nuovo punto di vista ci dà una visione più completa su dove si trovano le molecole e come vengono trasportate". Considerando poi che polveri e ghiaccio possono combinarsi per formare pianeti e comete, questo studio può rappresentare un ulteriore passo avanti nella comprensione dell'origine delle molecole che formano l'ambiente cosmico che ci circonda.

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