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Gucci, chic androgino stropicciato e imperfetto

Gucci, chic androgino stropicciato e imperfetto

Con Alessandro Michele dal rock leccato al concettuale

Milano, 25 febbraio 2015, 18:14

Redazione ANSA

ANSACheck

MIlan Fashion Week: Gucci - RIPRODUZIONE RISERVATA

MIlan Fashion Week: Gucci - RIPRODUZIONE RISERVATA
MIlan Fashion Week: Gucci - RIPRODUZIONE RISERVATA

(di Roberta Filippini)

   (ANSA) - MILANO - Sparita l'ovattata moquette, ecco le mattonelle bianche e nere da sotterranei della metropolitana: da Gucci cambia tutto, anche il set della sfilata. Sembra finita la perfezione costruita da Frida Giannini, siamo all'imperfezione pensata da Alessandro Michele. Esce di scena il lusso sciccoso e un po' leccato, arriva in passerella l'inattualità contemporanea, un genere apparentemente sbadato, un modo per essere contaminati dal passato, sempre un po' sbagliati e per questo "giusti". Siamo al "come mi sveglio, così esco" o almeno amo dare questa impressione, perfino se mi ritrovo addosso del pizzo trasparente, praticamente nudo, non ci faccio caso e vado. Si è davvero contemporanei quando non si coincide con il proprio tempo, quando si è intempestivi, dice lo stilista citando i filosofi Giorgio Agamben e Roland Barthes. Siamo passati dal Gucci rock al Gucci concettuale, il salto è grande e anche acrobatico. Alessandro lo aveva annunciato: per lui la moda - almeno per ora e domani chissà - è fatta di reliquie da conservare come feticci.

Pelle stropicciata e plissettata per gonne longuette e pantaloni maschili, pieghe da stiratura sbagliata, abiti a fiori usciti da un vecchio cassetto, tocchi vintage, echi, frammenti dimenticati da trend ormai passati. Tutto è un po' dimesso, anche la gonna in plissé di tulle laccato in capo o di lamé verde brillante, con la blusa a jabot, il fiocco e il gilet a motivi jacquard. Mocassini a pantofola, pieni di pelo debordante, quasi fosse una moda da casa che se ne va per strada, fregandosene dello stupito sguardo altrui. Stare al bar della metropolitana e veder passare le ragazze che si fanno la loro moda: pare questo lo spirito giusto per Gucci, in una sfilata di pezzi unici, diversi, qua un marrone lì una pelliccia di visone modernamente "vecchia", soprattutto niente total look da esibire come riconoscibile griffe della maison. Il tailleur è stirato male - il tema ricorre continuamente - i pantaloni sono maschili. L'aria androgina di una ambigua femminilità fa il paio con la moda maschile che fece scalpore a gennaio, quella della blusa con volants e ruches. E' un pensiero di moda che non si sofferma mai sui generi, quindi nemmeno sulla propria femminilità: neppure il pizzo e la trasparenza rendono fiammeggiante e sexy questa donna, se non per sentieri molto sottili e contorti. Ci sono i ragazzi in passerelle, a stento li si distingue, in tailleur a fiori segnati dalle pieghe, quelle che restano sulle camicie lasciate a lungo nei cassetti. Golf ricamati di fiori e uccelli e bordure di pelliccia, rosso geranio e ciliegia messi insieme, borse feticcio in tela logata e dipinta. Influssi e riflussi, molte cose già viste anche altrove nel passato più o meno recente della moda, ma il segnale e chiaro, l'inversione di tendenza da Gucci è ormai compiuta

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