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Il Mediterraneo culla per 1500 balene, ma la plastica è il nemico

Giornata Mondiale delle balene, da Tunisia a zona protezione Pelagos

19 febbraio 2024, 16:37

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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NAPOLI - Sono circa 1500 le balene di diverse specie che vivono nel Mediterraneo, considerato dagli scienziati come una delle culle preferite dai cetacei. Dalle coste e nel mare aperto si possono infatti osservare le balene già a partire dalla parte settentrionale del Mediterraneo, al largo delle coste della Francia e della Liguria. Ma anche nel Mediterraneo Meridionale, su rotte ormai conosciute dagli esploratori che portano le balene a viaggiare dalla Tunisia alla Sicilia oppure verso il Golfo di Napoli, ma anche verso la Sardegna, in un mare che è considerato dalle balene un loro ambiente naturale. Oggi è la giornata internazionale dedicata alla balena, il più grande animale del nostro pianeta: fino a 20 metri di lunghezza, 100 anni di vita media, 2 tonnellate di peso per un cucciolo appena nato, cetaceo che nuota a 27 chilometri l'ora la sua velocità in acqua e di 26 minuti il tempo di apnea che può sopportare.

Le tante balene nel Mediterraneo stanno vivendo un periodo però difficile per l'inquinamento da plastica e microplastiche e anche per il riscaldamento delle acque mediterranee. Negli ultimi anni ci sono state molte balene spiaggiate, anche nel Mediterraneo oltre che nei luoghi dove avvengono più spesso, dalle coste del Nord America alla Gran Bretagna, dalle rive atlantiche della Francia all'Australia. Su questo tema lavorano da tempo insieme Italia, Francia e Principato di Monaco che dal 1999 hanno istituito e dal 2002 gestiscono il Santuario Pelagos dedicato ai mammiferi marini nel Mediterraneo da difendere con azioni concertate e armonizzate per la protezione dei loro habitat contro tutte le eventuali cause di disturbo.

Pelagos è un'area marittima di 87.500 km² e ha presenza di cetacei molto alta, sia per numero che densità di specie tra cui balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle e zifio. Anche questa zona però ha bisogno di lavoro più applicato visto che, come ha citato il Wwf, gli studi confermato alti livelli di contaminazione da microplastiche e la presenza di piccoli frammenti di plastica che molte specie marine ingeriscono nella loro alimentazione. Le balene sentono in questo periodo che l'acqua comincia a essere meno fredda e cominciano a non restare solo nel Mediterraneo del sud, ritornando nelle acque settentrionali di Pelagos e del Nord della Sardegna, zone hotspot di biodiversità, dove le balene si nutrono di gamberetti e plancton al largo delle coste.

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