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Draghi, "è ora di riforme europee, non si può dire sempre no"

Draghi, "è ora di riforme europee, non si può dire sempre no"

"C'è immenso bisogno di investimenti. serve essere competitivi e mantenere i nostri sistemi di welfare"

27 febbraio 2024, 18:08

Redazione ANSA

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Draghi, "è ora di riforme europee, non si può dire sempre no" - RIPRODUZIONE RISERVATA

STRASBURGO, 27 FEB - "Mi hanno chiesto al termine di Ecofin quale sia l'ordine delle riforme necessarie per l'Ue, quale sia l'ordine non lo so, ma per favore, è il momento di fare qualcosa, decidete voi cosa ma per favore, si faccia qualcosa, non si può passare tutto il tempo a dire no". Lo ha detto, a quanto apprende l'ANSA, Mario Draghi parlando ai presidenti delle commissioni dell'Eurocamera riuniti sul dossier competitività, sul quale l'ex premier è stato incaricato di compilare un report.

"Ci troviamo oggi di fronte a tre tendenze convergenti che ci obbligano a riflettere su come rafforzare la competitività europea nel lungo periodo. In primo luogo, la digitalizzazione in rapida accelerazione e l'innovazione deep-tech continuano a stravolgere l'organizzazione del lavoro e il suo ruolo nello stimolare la crescita produttiva. Prendiamo ad esempio gli sviluppi dell'intelligenza artificiale generativa, le cui applicazioni pratiche in settori quali la salute e l'istruzione sono di vasta portata", ha spiegato l'ex presidente del Consiglio. "In secondo luogo, il cambiamento climatico sta portando il nostro ecosistema naturale a un punto di svolta, obbligando tutti ad agire per accelerare la transizione pulita. In terzo luogo, un contesto geopolitico in rapida evoluzione, caratterizzato da una maggiore tendenza al conflitto - sia in termini economici che militari - sta costringendo l'Ue a riesaminare il proprio approccio alla globalizzazione", ha spiegato Draghi.

Lo scambio ha mostrato quanto sia globale e complessa la strada da percorrere per recuperare la nostra competitività, in particolare in termini di mobilitazione del massiccio fabbisogno di investimenti. Draghi ha sottolineato la necessità di essere competitivi per mantenere i nostri sistemi di welfare e preservare i nostri valori fondamentali. L'ex premier ha chiesto di ritrovare la capacità di agire collettivamente e per l'interesse collettivo.Le tendenze in atto in un contesto globale invitano ad "una riflessione sulle leve per rilanciare la competitività europea, compresi gli strumenti a disposizione delle nostre istituzioni", ha spiegato Draghi, invitando a "ripensare le nostre politiche economiche per aumentare la crescita della produttività e della competitività è essenziale per preservare il modello sociale unico dell'Europa".

L'ex premier, dopo un primo discorso introduttivo, ha ascoltato a lungo i suoi interlocutori, chiudendo poi l'incontro con un nuovo, breve intervento. "In primo luogo, come possono le nostre istituzioni mobilitare una spesa pubblica migliore per sostenere gli investimenti privati negli innovatori che guidano la doppia transizione? In secondo luogo, cosa possiamo fare per stimolare e accelerare la forza innovativa? E terzo, come possiamo colmare il deficit di competenze in Europa? Al di là di queste questioni trasversali, mi interessano molto i settori specifici più esposti alla trasformazione e alla concorrenza internazionale. Sono interessato alla vostra esperienza acquisita attraverso il vostro lavoro parlamentare", ha spiegato Draghi.

"Sono convinto che le nostre istituzioni debbano riflettere su come migliorare il loro funzionamento e sviluppare ulteriormente gli strumenti di governance. A tal fine sarà fondamentale costruire il consenso politico necessario per raggiungere un accordo su questioni cruciali", ha aggiunto Draghi. "Queste questioni comporteranno discussioni difficili che richiederanno alle nostre istituzioni e ai governi nazionali di fare scelte difficili. Sono decisioni che determineranno la capacità dell'Europa di tenere il passo con i suoi concorrenti globali negli anni a venire".

Infine, "le pratiche anticoncorrenziali di alcuni nostri concorrenti continuano a minare la parità di condizioni a livello globale e l'autonomia strategica aperta dell'Ue. Ciò richiede una riflessione sobria sulla riduzione del rischio di potenziali vulnerabilità", ha concluso l'ex premier.

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