• Presidente Federcalcio Umbria, stop attività danno sociale

Presidente Federcalcio Umbria, stop attività danno sociale

"Ma fermare campionati per Covid scelta giusta" dice Repace

(ANSA) - PERUGIA, 25 APR - "La pandemia, oltre a fare vittime sotto il profilo sanitario e creare danni economici, sta avendo effetti molto pesanti pure nel sociale. Anche se avere fermato i campionati di calcio dilettantistici in Umbria è stata la scelta giusta". Lo sottolinea il presidente del Comitato regionale umbro della Figc, Luigi Repace, che con l'ANSA parla delle ripercussioni sulla vita dei ragazzi per la sospensione delle attività.
    "La speranza - ha affermato Repace - è che il calcio dilettantistico nel post Covid possa ricominciare come prima, ma temo purtroppo che non sarà così. Qualche società potrebbe far fatica a ripresentarsi, anche se da parte nostra faremo tutto il possibile perché questo non avvenga". Il presidente ha ricordato che il calcio dei dilettanti è fermo praticamente dal marzo 2020 mentre è andato avanti il campionato di serie D. "I campionati nazionali - ha sostenuto ancora Repace - possono contare su altre risorse economiche, per le società che militano nei tornei regionali sarebbe stato impensabile, ad esempio, sostenere costi per i tamponi o la santificazione dei locali".
    Il tema economico è centrale per la ripresa dei campionati, soprattutto per le piccole realtà paesane. "Quello che è accaduto in questo anno accelera un necessario cambio di mentalità - ha affermato Repace -, anche il calcio dilettantistico deve trovare una nuova dimensione, deve tornare ad essere pura passione, dove l'atleta esce dal suo posto di lavoro e va a divertirsi. Non è pensabile che un ragazzo arrivi a 30 anni vivendo di rimborsi spesa, poi quando smette di giocare cosa farà?". A Repace piace invece l’Umbria dei “campanili” del calcio. “Rappresentano - ha detto - l’identità di un Paese, di una comunità e le società è bene che abbiano presidenti locali”. “Al momento in Umbria abbiamo circa 200 società - ha ricordato - e credo che sia un numero giusto. Prima della crisi economica del 2010 ne contavano oltre 300”. “In autunno i campionati devono ricominciare - ha concluso Repace -, se non altro perché, diversamente, significherebbe che tutti gli sforzi per fermare la pandemia sono stati vani”.

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