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Olaf Scholz, il leader sobrio che ha resuscitato l'Spd

Si è speso per la solidarietà Ue e la mutualizzazione del debito

Negli anni '70 era un capellone di sinistra: gli scatti dell'epoca sono molto lontani dal sessantatreenne sobrio e calvo di oggi. Ma Olaf Scholz, candidato dell'Spd a un passo dalla cancelleria, ha lo stesso sguardo felino del ragazzo di allora. E pur venendo dall'altra parte del campo, nelle settimane scorse si è fatto immortalare con la 'Raute' di Angela Merkel, il rombo ormai iconico della Mutti nazionale, per far capire in modo chiaro di essere lui il vero erede dell'amatissima cancelliera. "Faccio politica perché la so fare, perché mi diverte e perché voglio dare un contributo affinché nel mondo vi siano più giustizia e più pace", si legge in un profilo sul suo blog. Qui racconta dell'entusiasmo dei genitori per Willy Brandt e Helmut Schmidt, della militanza da giovanissimo "nell'unico partito" in grado di lottare per la giustizia e del legame con Britta. "Cos'è mia moglie per me? Tutto".

In vantaggio in tutti i sondaggi pre-elettorali e avanti di misura nei primi risultati, l'ex sindaco di Amburgo dopo aver risollevato le sorti dei socialdemocratici è determinato a diventare il prossimo Bundeskanzler. Il che garantirebbe una certa continuità di stile, dopo 16 anni di Merkel: l'attuale ministro delle Finanze, nonché vicecancelliere, è persona estremamente misurata e di poche parole. Nato ad Osnabrueck nel 1958, ma battezzato ad Amburgo, Scholz vive a Potsdam. Il nonno era un ferroviere, da studente si impegnò subito come portavoce, a 17 anni entrò nell'Spd, diventando vicepresidente dei giovani socialdemocratici dello Jusos (1982-88), poi dello Youth europeo (1989) e infine deputato nel Bundestag (1998). Prima di impegnarsi nell'amministrazione, Scholz è stato però avvocato del lavoro, per diventare poi senatore ad Amburgo nel 2001 e sindaco nel 2011. Per sette anni ha governato la città anseatica, fra successi - l'inaugurazione della portentosa Filarmonica dell'Elba su tutti - e momenti difficili, come quando al G20 del 2017 la città fu devastata dagli anti-summit e il primo cittadino dovette assumersene la responsabilità. Dal 2017 è ministro delle Finanze (ma la sua prima esperienza in un esecutivo federale risale al 2007, al dicastero del Lavoro). Nella legislatura uscente, Scholz ha gestito la crisi pandemica con pacchetti di risorse più che generosi, che hanno evitato l'ondata di fallimenti tanto temuta in Germania. E si è speso per una forte solidarietà in Europa, sostenendo la strada del Recovery Fund e della mutualizzazione del debito: il tema che dà ancora l'orticaria ai conservatori.

L'uscita di scena della Merkel e gli errori dei Verdi in campagna elettorale hanno portato consensi inattesi al vicecancelliere, percepito improvvisamente con altri occhi dagli elettori. "Ne sono commosso", ha confessato in un comizio. Con lui i tedeschi avrebbero anche un cancelliere che ama "leggere molto e con passione" e che pratica tanto sport: si distende col jogging, almeno due-tre volte a settimana, appena può fa canoa, trekking e va volentieri in bicicletta.

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