di Martino Iannone
ANSA MagazineaMag #145
Le storie di tanti giovani con difficoltà che sul palcoscenico hanno ripreso in mano la loro vita

Diversamente attori, se il teatro batte la vergogna

Far vivere, divertire, lavorare insieme ragazzi con e senza disabilità: questo è lo scopo del Laboratorio Teatrale Integrato “Piero Gabrielli” sostenuto da Teatro di Roma. Integrato, perché l’obiettivo è creare uno spazio in cui le differenze convivano e diventino una ricchezza. Questo è possibile forse soltanto sul palcoscenico, dove ci si spoglia della propria identità per diventare altri, per trasformarsi insieme e abitare un universo di fantasia. In scena conto lo stigma, il limite – fisico, sociale, psichico o di qualsiasi altra natura – diventa un’occasione creativa, un punto di partenza di un’originalità espressiva e soprattutto un profilo di un’identità.

Fabio Piperno: "Il teatro ci aiuta a non avere vergogna"


Simone, Fabio, Roberto: storie di impegno e resilienza

La storia del "Gabrielli" è una storia di comunità composta da tante storie individuali che possono essere raccontate in studio: c'è la storia di Simone che ha iniziato a partecipare ai laboratori come un semplice studente del liceo, diventato disabile a causa di un incidente ha continuato a fare teatro, trovando la forza di andare avanti. C'è la storia di Fabio, con una grave disabilità cognitiva a causa della quale praticamente non riusciva a parlare, grazie al teatro è diventato un maestro dell'improvvisazione: basta dirgli una parola e da lì Fabio riesce a inventare e a raccontare a tutti una storia. E c'è la storia di Roberto, la persona che da decenni dedica la sua vita al "Gabrielli". Era un infermiere ma nonostante questo sentiva di non riuscire ad essere veramente di aiuto. Grazie al teatro ha scoperto un modo nuovo di soccorrere chi ha bisogno: la risata, la poesia e la magia di fare teatro tutti insieme.

Oggi il Laboratorio Teatrale Integrato “Piero Gabrielli” svolge la sua attività che si esprime non solo negli spettacoli ma anche nel coordinamento dei laboratori decentrati, nell’organizzazione di corsi formativi per insegnanti, di corsi  propedeutici per attori, registi, musicisti, scenotecnici, insegnanti e operatori della riabilitazione. Vengono organizzati, inoltre, incontri di diffusione dell’esperienza dei laboratori teatrali integrati con allievi delle scuole di Roma e provincia. Il Laboratorio ospita un centro di documentazione e videoteca sulle attività del “Piero Gabrielli” a partire dal 1995.


I giovani e il Piero Gabrielli, quando il teatro è amore / 1

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Il laboratorio Gabrielli di Roma, una storia lunga quasi trent'anni

Le iniziative per le persone disabili, occupano una posizione centrale nelle politiche sociali, educative e culturali di Roma, con l’obiettivo di affermare nella città una concreta cultura dell’integrazione e delle pari opportunità. In questa direzione si colloca la scelta di Roma Capitale, dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio e del Teatro di Roma di promuovere il Laboratorio “Piero Gabrielli”, in cui l’utilizzo della pratica teatrale funziona da veicolo di inclusione proprio perché, attraverso un’attività stimolante, collaborativa e gratificante, valorizza le abilità di ognuno riconoscendole necessarie e insostituibili.

Dal 1995 il Laboratorio porta il nome di chi, nel 1981, ne fu ideatore: Piero Gabrielli, che  dedicò gran parte della sua vita alla sensibilizzazione sui temi della disabilità. Terza linea della Rugby Roma e della Nazionale degli anni Cinquanta, egli ricorreva spesso alla metafora del gioco di squadra per spiegare che insieme si cresce meglio: grandi e piccoli, veloci e lenti.

Il  Laboratorio teatrale Integrato, nell’ambito delle iniziative di “ Mille bambini a via Margutta” partì dalla scelta di un testo teatrale: la commedia di Aristofane” Gli uccelli.” Tra il febbraio e il maggio 1982, una ventina di ragazzi dagli 8 ai 16 anni, tredici dei quali disabili, si incontrarono  due volte alla settimana al Teatro Flaiano, sotto la guida del regista Adriano Dallea coadiuvato da un gruppo di logopediste e insegnanti. Prova  dopo prova, ci si accorse che quello che si stava  delineando era  un vero e proprio spettacolo teatrale da presentare al pubblico. Il  28 maggio 1982  al teatro Argentina accadde proprio questo.

Dopo gli auguri del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, i giovani attori del “Laboratorio Pilota,”  si  recarono al Quirinale per consegnare al Capo dello Stato l’incasso del loro lavoro come contributo per la fame nel mondo.  L’anno seguente  al  Teatro Argentina debuttò sempre con la regia di Adriano Dallea un secondo spettacolo “La tempesta” di William Shakespeare. Lo spettacolo fu  inoltre rappresentato al Teatro Ateneo, su invito dell’Università di Roma “La Sapienza”, al Teatro dell’Opera, nella Sala Nervi in Vaticano, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II.  Nel maggio 1985  La tempesta andò in scena anche al Teatro Auditorio della Casa de Campo di Madrid in Spagna.


"Il Gabrielli valorizza quello che c'è, non quello che manca"


In scena per la nuova stagione l'originale 'Lo scrittojo di Prandello'

Un testo di Pirandello che Pirandello non ha mai scritto” con queste parole Roberto Gandini, regista de Lo scrittojo di Pirandello in scena dal 13 al 22 ottobre al Teatro India descrive il nuovo spettacolo del Laboratorio Teatrale Integrato “Piero Gabrielli”. L’azione scenica parte proprio da un grande scrittojo che domina la scena, seduto fra le sue carte Luigi Pirandello in persona che si trova improvvisamente davanti le sue “creature”: la Figliastra dei “Sei personaggi in cerca d’autore”, il ragionier Belluca de “Il treno ha fischiato” il Dottor Fileno da “La tragedia di un personaggio”, la Signora Perella de “L’uomo, la bestia e la virtù”. Oltre a loro si manifesta anche un immaginario, ma prezioso, collaboratore del Maestro, una sorta di famiglio, di maggiordomo, si chiama Fantasia, “ma non chiamatelo così, lui preferisce essere chiamato Fantàsio”.

Sin da subito lo scrittore si trova suo malgrado costretto a un serrato dialogo con personaggi che ha creato, personaggi che non smettono di chiedere spiegazioni, di cercare un senso se non addirittura pretendere una sorte diversa da quella che lo scrittore ha pensato per loro. Grazie a questa divertente dinamica, frutto di un lavoro drammaturgico guidato dallo stesso Gandini e Roberto Scarpetti ma compiuto dagli attori in scena, lo spettatore è catapultato nella parola pirandelliana esaltata in ogni suo aspetto senza perderne bellezza e ironia. Lo spettacolo è un omaggio affettuoso e sincero che raccoglie alcune tra le più belle pagine del grande scrittore siciliano in una chiave pensata espressamente per il pubblico dei giovani, grazie a una messa in scena ludica, attenta ai temi sensibili delle ragazze e dei ragazzi e inclusiva.

Protagonisti dell’allestimento sono un gruppo di sei attori della Piccola Compagnia che hanno esplorato alcune delle novelle e delle opere teatrali di Pirandello grazie all’improvvisazione e al gioco scenico. La compagnia ha visitato il vero studio dello scrittore in Via Antonio Bosio a Roma per poi elaborare il testo dello spettacolo in cui confluiscono alcune tra le più belle opere di Pirandello: dai drammi fino alle Novelle (di cui quest’anno ricorrono i 100 anni dalla prima pubblicazione).

“Pirandello scrive in maniera precisa, sempre; sia quando scrive una novella sia quando scrive una commedia. Con questa precisione di linguaggio Pirandello affronta temi filosofici complessi, che richiedono allo spettatore o al lettore attenzione e partecipazione totale – commenta Roberto Gandini. Pirandello è un autore geniale, che non può mancare nel percorso formativo dei ragazzi. Perché non cercare di coinvolgerlo attraverso il modo di fare teatro che abbiamo al Gabrielli, facendo rivivere sulla scena le sue storie, con passione, piacere e umorismo”.


I giovani e il Piero Gabrielli, quando il teatro è amore / 2

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