Cultura

Catalina Vicens apre la stagione di San Colombano a Bologna

Successo per la nuova direttrice del museo

(ANSA) - BOLOGNA, 26 SET - Musiche di rarissimo ascolto di compositori italiani ed europei dal XIII al XVII secolo, da Francesco Landini vissuto per buona parte del 1300 fino a Giovanni Picchi vissuto, invece, tra il 1500 e il 1600, hanno inaugurato il 25 settembre scorso la stagione concertistica e l'attività della nuova direttrice, Catalina Vicens, del Museo San Colombano di Bologna. Questa straordinaria artista, nata in Cile ma cittadina del mondo, è stata chiama da poco alla direzione del museo bolognese di via Parigi per proseguire il lavoro di Liuwe Tamminga, il clavicembalista e organista prematuramente scomparso il 29 aprile.
    Come il suo predecessore, Catalina Vicens è considerata una profonda conoscitrice di strumenti antichi, che ha studiato e va suonando un po' ovunque sia in Europa che nelle due Americhe. Ne è stata prova ulteriore il fantastico e impareggiabile concerto in San Colombano dove l'artista si è esibita su ben cinque dei 90 strumenti che la collezione, donata al museo dal maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, conserva: una spinetta del 1598, due clavicembali del 1584 e del 1685 e due piccolissimi organi moderni copie di strumenti antichi. L'impaginazione dei brani partiva dal più recente per approdare in un percorso a ritroso al "Chominciamento di gioia" di autore anonimo del 1300: così, tra toccate, frottole e altre danze di Landini, Binchois, Cara, Fogliano, Tromboncino e de Cabezòn, Catalina Vicens ha conquistato il pubblico, entusiasta anche per la sua simpatia, per l'impegno di rendere San Colombano un luogo ancora più fruibile, ma soprattutto per la sua strabiliante capacità e bravura nel passare da uno strumento all'altro e da un genere all'altro, a testimonianza di uno studio molto approfondito.
    Senza dimenticare poi la generosità: nel finale ha l'artista regalato la ribalta all'amica soprano Lieselot De Wilde e l'ha accompagnata in una splendida Ave Stella Mattutina. (ANSA).
   

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