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Tura racconta la Londra più oscura in 'Jack Is Back'

Col suo thriller la città ripiomba nell'incubo dello Squartatore

LONDRA - "Jack lo Squartatore è tornato ed è ancora più pericoloso". Come rivela la citazione, passato e presente si inseguono e si confondono nel nuovo romanzo noir di Stefano Tura, dal titolo emblematico 'Jack Is Back' (Ed. Piemme, pag. 400, 17,50 euro), che racconta la Londra più oscura passando attraverso piaghe immutate nei secoli, dallo sfruttamento della prostituzione alle diseguaglianze sociali, fino all'odio per il diverso.

Il male prospera oggi come nell'epoca tardo vittoriana, quando imperversava Jack the Ripper, emblematico assassino seriale rimasto anonimo e impunito, noto per gli efferati omicidi di prostitute. Adesso un nuovo killer agisce ricordando il criminale attivo nel 1888 ma lo fa con la frenesia tecnologica attuale, grazie a internet, agli smartphone, ai messaggi WhatsApp e i post sui social network. Ed è proprio l'hashtag (nonché acronimo del titolo dell'opera) "#jib", accompagnato dall'immagine di una donna barbaramente uccisa, ad alimentare gli incubi del protagonista, Derrick Brainblee, chief inspector nella polizia della City, un giovane ispettore segnato da 'blackout' mentali, che non fanno presagire nulla di buono. E' lui stesso a dirlo: "Trentasette anni. Sono gli anni che ho? O quelli che mi rimangono da vivere? Per quanto tempo riuscirò ancora a resistere a queste angosce?".

Un personaggio tormentato, che si deve muovere in un contesto pieno di conflitti, ingiustizie e tanta violenza. Nel mirino di un killer spietato finiscono giovani e avvenenti escort, ragazze immigrate o inglesi fuggite dalla vita di campagna che hanno inseguito il sogno della Londra dalle mille opportunità per fermarsi invece a una esistenza da squillo. Devono soddisfare i desideri proibiti e le perversioni di una clientela che abita attici e case di lusso, uomini ricchi e inaccessibili, simbolo di una disparità sociale che sembra quella di fine '800, quando Londra era divisa fra i quartieri residenziali e i bassifondi del proletariato, tipo l'East End. Un tempo abitato dal "popolo degli abissi", come lo definiva Jack London, oggi meta turistica fra le più alternative tra mostre, mercatini e locali etnici.

Il thriller di Tura diventa anche romanzo sociale, nel modo in cui indaga i traffici di persone organizzati dalle gang dell'Est Europa e affronta temi molto attuali nel Regno Unito del post-Brexit, come la paura e la diffidenza verso lo straniero. L'autore, con alle spalle ormai diversi romanzi di ambientazione britannica, ha studiato in modo molto approfondito gli aspetti storici e sociali di Londra, metropoli che conosce fin troppo bene grazie ai tanti anni come corrispondente Rai. Ma ne indaga anche i risvolti più reconditi, le leggende sotterranee, le storie di fantasmi, le atmosfere da romanzo gotico alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde, che sembrano voler tornare con forza in superficie e riaffermarsi in un mondo dominato dal cinismo. Se l'ambiente in cui si compiono i delitti suscita poi un senso di inquietudine atavica, alimentato da un sapiente uso stilistico della suspense, anche i personaggi del libro rivelano tutta una serie di conflitti irrisolti e lati terribilmente oscuri. I poliziotti sono segnati da problemi psicologici e casi di 'burn-out': sono esauriti e pagano il troppo lavoro a contatto con una violenza inarrestabile e contagiosa, specchio di una criminalità molto aumentata a Londra negli ultimi anni. Ma non possono farne a meno. Altri personaggi sguazzano nel mondo criminale o ne restano affascinati, quasi ossessionati.

Grande protagonista resta quella zona di Londra, l'East End, con un passato troppo ingombrante, da Commercial Road, nell'Ottocento crocevia della prostituzione, a tutta l'area di Whitechapel fino al pub Ten Bells, dove si dice che Jack lo Squartatore trovasse e adescasse le sue vittime. 

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