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A un anno dalla morte esce l'ultimo lavoro di Celant

The Story of (my) Exhibitions , dedicato alle sue mostre

Oltre 560 pagine e più di 300 immagini, molte delle quali inedite, una ricca raccolta di documenti e testi critici: A un anno dalla scomparsa di Germano Celant arriva in libreria e online dal 30 aprile, pubblicato da Silvana Editoriale in collaborazione con Studio Celant, The Story of (my) Exhibitions uno degli ultimi lavori del celebre critico d'arte: un volume imponente, a cui stava lavorando da tempo, dedicato a 34 mostre da lui progettate e curate tra il 1967 e il 2018.
    Celant, spiegano dal suo studio, "stava lavorando da tempo a un progetto editoriale che fosse la sintesi della sua ampia indagine critica e questo volume, di cui ha seguito tutte le fasi di lavorazione, ne rappresenta l'esito. In ognuna delle mostre presentate al suo interno è possibile riconoscere il metodo curatoriale attraverso il quale, avvalendosi di diversi linguaggi e media differenti nell'accostare opere d'arte e materiale documentario, giungeva alla creazione del dispositivo 'mostra'. Lo Studio Celant ha lavorato insieme all'editore Silvana Editoriale per fare in modo che la pubblicazione fosse realizzata seguendo la sua idea originale".
    Il volume racconta la logica dell'esporre che ha caratterizzato il lavoro di Celant, la metodologia della ricerca e le diverse tipologie di allestimento utilizzate di volta in volta, presentando una selezione di mostre in ordine cronologico che riflettono la complessità del suo contributo alla storia delle esposizioni. Si parte dal 1967 con la prima definizione dell'Arte Povera, per poi dedicarsi alle vicende contemporanee internazionali con Conceptual art Arte povera Land art (1970) alla Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, per approdare nel 1976 alla grande mostra sul tema Ambiente/Arte, alla Biennale di Venezia. L'excursus continua coprendo diversi ambiti di ricerca, presentati nelle più importanti sedi espositive e museali italiane e internazionali nei decenni successivi: dalla ripresa e rilettura in chiave storica dell'Arte Povera in mostre come Coerenza in coerenza (1984) alla Mole Antonelliana di Torino, The Knot Arte Povera at P.S.1 (1985) a New York, Arte Povera 2011 in varie sedi, alle vicende dell'arte italiana del Novecento in mostre come Identité italienne. L'art en Italie depuis 1959 (1981) al Centre Georges Pompidou di Parigi, Arte Italiana. Presenze 1900-1945 (1989) a Palazzo Grassi a Venezia, Italian Metamorphosis 1943-1968 (1994-95) al Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
    E ancora il tema della contaminazione tra linguaggi come arte e moda in esposizioni come Il Tempo e la Moda (1996) alla Biennale di Firenze, arte e architettura come in Arti & Architettura 1900-2000 (2004) a Genova, arte e musica in Art or Sound (2014) alla Fondazione Prada di Venezia, o ancora arte e cibo nella mostra Arts & Foods (2015) alla Triennale di Milano.
    Al tema del reenactment, infine, sono dedicati progetti espositivi come When Attitudes Become Form. Bern 1969/Venice 2013, alla Fondazione Prada di Venezia e Post Zang Tumb Tuuum.
    Art Life Politics: Italia 1918-1943 (2018) alla Fondazione Prada a Milano.
    Una panoramica da cui emerge l'evoluzione della pratica curatoriale di Celant, dall'interpretazione personale all'attenzione per il documento storico, con lo sguardo sempre rivolto verso i media non tradizionali (libro, disco, fotografia) e verso gli sconfinamenti tra i diversi linguaggi (arte, architettura, design). (ANSA).
   

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