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Elena Ferrante, "In Iran oggi Lila e Lenù sarebbero in piazza"

La scrittrice a Shiva Rad "Sono con voi dalla parte delle donne"


  "Lila sarebbe certamente in prima linea, e Lenù, per stare al passo, per non perdersi nulla, la seguirebbe, fino alla prigione, e alla morte".Intervistata per il Guardian e Robinson di Repubblica Elena Ferrante risponde così alla giornalista freelance iraniana Shiva Akhavan Rad, che le dice di aver notato molte analogie tra l'Iran patriarcale e repressivo di oggi e la società italiana raccontata nei suoi romanzi con la storia delle due amiche Lila e Lenù e le chiede che cosa farebbero secondo lei le due protagoniste se si trovassero a vivere in Iran in questi giorni turbolenti. "Quanto a me - aggiunge la scrittrice- mi vergognerei di fare affermazioni: Sono lontano e in un posto sicuro. Ma da settimane seguo ciò che sta accadendo. La repressione è terribile, ma è meraviglioso che persone così diverse per età, classe sociale e cultura siano fianco a fianco e resistano". Per poi aggiungere: "Trovo particolarmente eccitante la centralità delle donne. Le motivazioni delle donne iraniane sono le motivazioni giuste e pressanti di tutti coloro che oggi, in Iran e nel mondo, lottano per la dignità e l'autonomia, per la libertà di decidere come disporre del proprio corpo, della propria vita. Mi commuovono, in particolare, le donne che si espongono al pericolo con coraggio, con assoluta determinazione. Manifestare a rischio della propria vita richiede grande coraggio, estrema disperazione, un barlume di speranza". L'autrice dell'Amica Geniale sottolinea di aver sempre ammirato chi si confronta apertamente con la violenza del potere, e aggiunge: " mi chiedo sempre se ne sarei capace. Mi considero timida, ma non posso tollerare chi mi incute paura. I cittadini dovrebbero incutere paura ai loro governanti repressivi: il contrario mi fa infuriare. E la rabbia, in generale, mi fa dimenticare la paura. Così - immagino - se fossi lì, sarei in strada, come Lila, con passione e rabbia; ma anche come Lenù, per dovere, per bisogno di vedere, di capire e di provare a descrivere". L'iraniana le chiede se è disposta ad esprimere il suo sostegno ai giovani ribelli iraniani, se ha un messaggio per loro. "Per quello che può contare - risponde lei -sono dalla parte della vostra lotta, soprattutto dalla parte del diritto delle donne di progettare in piena libertà il proprio modo di stare al mondo, qualunque esso sia. La vostra battaglia ha superato i confini nazionali e sta portando la sua specificità nella lotta di tutte le donne del mondo. Ci ricordate ancora una volta che nessun diritto è per sempre e che l'obiettivo primario del potere, dietro la maschera della crudeltà, così come quella della benevolenza, è sempre quello di imporci nuove forme di asservimento". Non manca naturalmente la curiosità della giornalista rispetto alla scelta della scrittrice di nascondersi dietro uno pseudonimo. Perché l'ha fatto? "Perché sottrarmi al successo e alla notorietà - risponde lei - è uno dei tanti modi di sentirmi libera". 

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