Mafia: Centro La Torre, appello dal carcere per la scuola

I risultati del sondaggio tra studenti e detenuti su Cosa Nostra

Redazione ANSA PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 26 APR - "Bisogna investire nella scuola in carcere, coltivando la fiducia nell'essere umano. Offrire nuove 'finestre' alle quali potersi affacciare per vedere delle alternative a una vita sbagliata". Così ha risposto uno studente detenuto al questionario sulla percezione del fenomeno mafioso distribuito dal centro studi Pio La Torre nell'ambito del Progetto educativo antimafia. L'iniziativa, sostenuta dal ministero dell'Istruzione, ha coinvolto per la 15esima edizione più di 600 scuole Italiane, comprese alcune case circondariali.
    Ed è la scuola a rivelare tutta la sua centralità in questo anno pandemico: oltre il 65% del campione interpellato discute di mafia a scuola con i docenti, fenomeno che per i ragazzi può essere sconfitto boicottando l'economia criminale con delle scelte di consumo più consapevoli.
    Quest'anno il campione degli studenti detenuti si è allargato agli alunni dell'istituto penale minorile di Catania "Bicocca" e "Malaspina" di Palermo, rivelando alcuni dati interessanti. Se per l'utenza di adulti, infatti, la mafia sarà definitivamente sconfitta e chi è stato ucciso per combatterla è "un eroe", per alcuni minori è "meglio perdere la libertà che l'onore e il rispetto", mostrando come "la giovane età sia più influenzata dagli stereotipi sulla mafia", spiega Rita Barbera, vicepresidente del centro. "Emerge anche un desiderio di soldi, benessere - continua Barbera - si è alla ricerca di individualità pur di prendere una posizione, anche se sbagliata". L'80% degli studenti ritiene però più utile cercare un lavoro che li reintegri nella società una volta fuori.
    Le principali cause dell'espansione delle mafie al centro-Nord, secondo la metafora della "linea della palma" profetizzata da Sciascia risiedono nella "corruzione della classe politica locale" per quasi il 55% del campione intervistato, seguito dalla "ricerca di nuovi territori per il riciclaggio" (circa il 30%). Per quanto riguarda il radicamento della mafia siciliana, invece, potendo fornire più di una risposta, i ragazzi ritengono sia colpa della corruzione della classe dirigente (quasi il 45%) delle scarse opportunità di lavoro (39,55%) e della mentalità dei cittadini (39,15%). Sul fronte della lotta per il 42,85% è fondamentale "non sostenere l'economia mafiosa", per il 21,46% rivendicare i propri diritti e rispettare quelli altrui e, per quasi il 17%, "non essere omertosi". Tra i comportamenti ritenuti più scorretti, in una scala che prevedeva più di due risposte, i ragazzi hanno messo al primo posto l'evasione delle tasse, odiosa per il 64,55%, il mancato rispetto dell'ambiente per oltre il 50%, seguito dall'assunzione dei lavoratori in nero, 36,74%.
    "La pandemia crea nuove disuguaglianze e povertà - commenta Vito Lo Monaco, presidente del Centro - è interessante da questo punto di vista la centralità riconosciuta alla scuola e la convinzione dei ragazzi che, per trovare un lavoro, è meglio fare un corso di formazione o partecipare a un concorso, piuttosto che ricorrere alla raccomandazione di un mafioso.
    Anche per questo, giovedì 29, alle 9, procederemo alla pulitura della lapide sul luogo dell'eccidio con alcuni studenti detenuti e gli allievi di alcune scuole palermitane".
    "Si è diffusa tra le generazioni più giovani la consapevolezza che è possibile agire in modo deciso contro la criminalità organizzata - aggiunge Franco Garufi, vicepresidente del centro - resta da capire quanto inciderà sui giovani la lunga chiusura degli istituti e la forzata interruzione della socialità". (ANSA).
   

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