Press Release

COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - Giorno della memoria: dal ricordo del male assoluto alla conoscenza della cultura ebraica

seduta aperta della commissione Cultura a palazzo Ferro Fini fa il tagliando alla legge istitutiva della ricorrenza

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

(Arv) Venezia 2 feb. 2022 –      Come far vivere la Giornata della memoria a distanza di 77 anni dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, luogo simbolo del ‘male assoluto’? Che significato dare ad una data ormai entrata nel calendario civile della nazione e come raccontare la tragedia dello sterminio alle coscienze dei giovani d’oggi? Questi gli interrogativi che hanno guidato la riflessione della commissione Cultura del Consiglio regionale del Veneto nella seduta speciale dedicata a “Il giorno della memoria. Memoria di un giorno?”, promossa d’intesa con le comunità ebraiche del Veneto. Una seduta ‘aperta’ e pubblica, in diretta streaming, nell’aula consiliare di palazzo Ferro-Fini, promossa ogni anno per fare sintesi del lavoro di approfondimento e sensibilizzazione culturale nelle istituzioni e nelle scuole impostato dalla legge regionale 5 del 3 febbraio 2020, primo provvedimento di questo tipo in Italia, che impegna Giunta e Consiglio veneti a farsi parte attiva nel promuovere iniziative di conoscenza della Shoah.

A distanza di due anni dall’entrata in vigore della legge è tempo di bilanci. “Non basta ricordare, dobbiamo tener vive le coscienze tutto l’anno – ha affermato Francesca Scatto (Lega-Lv), presidente della commissione consiliare – Di fronte al riaffiorare costante di fenomeni di negazionismo e antisemitismo credo sia necessario aggiornare il ‘modello’ di memoria e cambiare la prospettiva mettendo al centro il patrimonio di cultura e tradizioni del popolo ebraico. Da popolo vittima della ‘soluzione finale’ a elemento di vita e produttore di cultura. Per questo ho proposto al Consiglio una modifica alla legge regionale vigente sul Giorno della memoria, per allargarne e potenziarne il raggio di azione e farne uno strumento di valorizzazione permanente e continuativa della presenza e della cultura ebraica nel nostro territorio”.

Sono almeno una dozzina i progetti di ricerca e recupero della memoria della Shoah sostenuti e finanziati in questi due anni dalla Regione, ha ricordato l’assessore alla Cultura Cristiano Corazzari, rivolti a recuperare luoghi e personaggi (come le pietre di inciampo), a produrre ricerche di archivio, tesi di laurea, libri e video, o a utilizzare il teatro e il linguaggio dell’arte per scandagliare l’abisso della Shoah e promuoverne la conoscenza come baluardo a negazionismi, razzismi e antisemitismi. “La pregnanza delle iniziative e dei progetti finanziati testimonianza della sensibilità e la vitalità della società veneta ma anche il ruolo di stimolo svolto dalle istituzione pubbliche in collaborazione con il mondo culturale”, ha sottolineato l’assessore.

Dagli esponenti del mondo della cultura e dagli stessi consiglieri regionali è arrivato l’invito a valorizzare ancor più la leva del ‘ricordo’ (inteso nel suo significato etimologico di ‘portare nel cuore’, come ha ricordato Scatto) per fare “della memoria e della conoscenza strumenti irrinunciabili pe radicare i valori della civile convivenza”, come ha esortato il presidente della Regione Luca Zaia nel messaggio indirizzato alla commissione. “Non ci libereremo dell’antirazzismo se non ci libereremo dell’ignoranza - ha premesso la vicepresidente del Consiglio veneto Francesca Zottis (Pd).  ‘Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario’, ci ha insegnato Primo Levi. È un monito a leggere a cuore aperto ciò che ci ha insegnato il passato, e ad evitare di trasformare la Giornata in un rito vuoto e superficiale”. “La memoria non è inerte contemplazione del passato ma lievito attivo per il futuro”, ha spiegato il rabbino capo della Comunità ebraica di Padova Adolfo Locci. “La Giornata della memoria ha aiutato a conoscere, ricordare e riflettere, ma l’istituzionalizzazione del rito rischia di distorcere la memoria. Tramontano i testimoni, e la memoria individuale deve quindi ricomporsi in un quadro complessivo: per capire l’essenza della Shoah bisogna educare alla complessità”.

Davide Romanin Jacur, assessore dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), si è soffermato sui pericoli della distorsione della storia e della banalizzazione della Shoah. “Far conoscere la specificità dello sterminio ebraico non è un atto riparatorio – ha ribadito - ma è ricerca per trarre insegnamento dal passato per volgerlo a bene per l’umanità”, per costruire un argine valoriale “che eviti chine e derive già vissute”. “Mettere limiti concettuali e legislativi agli abusi, alla disinformazione e alle mistificazioni del dibattito contemporaneo che equiparano Shoah e vaccini – ha avvertito - è un dovere, non solo verso l’esigua minoranza ebraica, ma per il supremo interesse di tutto il mondo civile. La sensibilità storica che abbiamo maturato, marchiata sulla nostra pelle, ci insegna che stereotipi e pregiudizi della Shoah e le manifestazioni di antisemitismo sono sempre coevi e paralleli a fenomeni d allontanamento dalla democrazia, di rifiuto dell’esito del voto democratico, di ribellione alle istituzioni e di contestazioni estreme della scienza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Gadi Luzzatto Voghera, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea: “Il Giorno della memoria e luoghi storici e simbolici come Auschwitz contribuiscono a far crescere l’idea di una cittadinanza attiva, libera e consapevole”.

Per Gina Cavalieri, vicepresidente della comunità ebraica di Padova, coinvolgere insegnanti e studenti nella conoscenza e memoria attiva della cultura ebraica dev’essere il primo impegno. “Nel luglio 2021, per iniziativa della Comunità ebraica di Padova, è nata la Fondazione per la cultura ebraica, piccolo vaccino verso le discriminazioni di ogni tipo – ha spiegato ripercorrendo il lavoro di recupero della memoria e dell’identità dell’avv. Paolo Shaul Levi (1904-1944) svolto dagli studenti di 4 scuole padovane con il supporto della Fondazione -  Il nostro lavoro è spiegare che la Shoah non è l’ebraismo, che la cultura ebraica in Italia e in Veneto dura da più di 800 anni e Padova non sarebbe la stessa senza i suoi cittadini ebrei”.

La fotografa Sara Lando ha esemplificato uno dei processi possibili di trasmissione della memoria presentando il lavoro di recupero del ricettario culinario di una famiglia ebrea italiana deportata ad Auschwitz: un percorso esperienziale di ‘ricette del ricordo’ pensato e realizzato in collaborazione con Beit Venezia, la Casa della cultura ebraica presieduta da Shaul Bassi.

“L’antisemitismo è un virus più profondo e violento delle altre forme di intolleranza e di razzismo”, ha affermato lo scrittore e regista teatrale Giancarlo Marinelli, direttore del Teatro Olimpico e del Comunale di Vicenza e del circuito teatrale regionale Arteven, che si è soffermato sull’arte del ‘racconto’ come strumento fondamentale della memoria. “Chi nega le radici giudaiche-cristiane della nostra civiltà – ha avvertito - nega la nostra esistenza e il nostro essere comunità”.

Infine la regista Giovanna Cordoba, direttrice dell’associazione Tema Cultura Academy di Treviso, ha raccontato la rielaborazione, condotta con i suoi giovani allievi, del testo teatrale di Racine dedicato alla figura biblica di Esther, moderna ‘eroina nascosta’ che con la sua forza interiore riesce ad evitare la prima ‘soluzione finale’ della storia. “Ho utilizzato il teatro per far vivere ai giovani il significato della Giornata della memoria – ha spiegato la regista del lavoro andato in scena all’Olimpico di Vicenza - la memoria quel massacro non è un fatto degli ebrei, ma appartiene a ciascuno di noi”.

Trasversale la convinzione dei consiglieri regionali di dover potenziare l’incisività della legge regnale sulla Giornata della memoria. Se per Elena Ostanel, vicepresidente della commissione Cultura, “la memoria è un atto personale, una scelta. Iniziative e progetti come quello delle ricette, portano ognuno di noi ad essere protagonisti di percorsi di memoria e a contrastare comportamenti quotidiani odierni, che negano la memoria, perchè, come ci insegna Primo Levi, ‘ciò che è accaduto può ritornare’”, i capigruppo della coalizione leghista Alberto Villanova (primo firmatario della legge 5/2020) e del Pd Giacomo Possamai avvertono l’esigenza di ‘fare di più’, specie nei confronti delle giovani generazioni: “Se gli anticorpi della nostra  società non riescono ancora ad attivarsi di fronte alle esternazioni sui social e sui media che banalizzano la tragedia immane della Shoah significa che non abbiamo fatto abbastanza”, afferma il primo; “Il nostro dovere è aiutare a capire e a distinguere – avverte il secondo -  Paralleli tra lo sterminio perpetrato dal regime nazifascista e la vaccinazione sono intollerabili”.

Anche Marzio Favero (Lega-Lv), storico e docente oltre che consigliere, vede con favore l’aggiornamento della legge regionale, per fare della Giornata della memoria un’occasione che promuova i valori della cultura ebraica e alimenti una consapevolezza critica nei confronti dell’antisemitismo che continua a vivere sottotraccia. “Purtroppo – ha avvertito Favero - schegge di quel pensiero filosofico, scientifico e culturale, che tra Otto e Novecento ha avallato la superiorità di alcune razze e culture, sono ancora presenti: vedi l’evoluzione delle prospettive dell’eugenetica, che rimandano a ‘vite non degne di essere vissute’, oppure il superamento del concetto di empatia, meccanismo disumanizzante utilizzato dal Reich che ritroviamo oggi nell’appiattimento culturale generato dalla globalizzazione dell’informazione e nella cultura dell’indifferenza”.

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