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COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Pagine Sì! SpA

Audiomedical, Pistoia: «Apparecchi acustici: non sempre più piccolo è meglio»

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Italia, Paese di deboli di udito. I dati del Censis non sono incoraggianti: 7,3 milioni di persone soffrono di ipoacusia e i numeri sono destinati ad aumentare nei prossimi 4 anni; si calcola infatti che nel 2025 saranno 8 milioni le persone con deficit uditivo. Da questi dati si evince che il problema dell’udito coinvolge sempre più persone e non soltanto la fascia più anziana del paese, ma anche, in progressivo incremento, le persone che appartengono alla popolazione più giovane. Fortunatamente oggi la soluzione ce la offre l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai nuovi apparecchi acustici, come ci spiega il Dott. Gilberto Ballerini, tecnico audioprotesista e titolare di Audiomedical con sede a Pistoia, centro specializzato nell’applicazione e nell’adattamento di protesi acustiche.

«Il settore audioprotesico in questi anni si è evoluto con prodotti di eccellenza: grazie a considerevoli investimenti la ricerca ha raggiunto traguardi che solo qualche tempo fa erano addirittura impensabili. Oggi l’intelligenza artificiale applicata ai dispositivi permette di offrire soluzioni di altissimo livello e apparecchi sempre più performanti che hanno la capacità di elaborare il segnale riconoscendo una voce da un’altra o distinguendola dal rumore di fondo e da tutte le variabili esistenti nell’ambiente: se prima agli apparecchi si applicava un’amplificazione selettiva per alzare i volumi e aumentare l’intensità del suono oggi è possibile elaborare il segnale per percepire tutti i suoni, mettendoli perfettamente a fuoco, proprio come capita all’udito del bambino».

Infatti, l’estrema personalizzazione dell’apparecchio acustico permette di sfruttare tutti i vantaggi di questa tecnologia innovativa.

«L’evoluzione tecnologica ci sta dando un grande aiuto per il miglioramento dell’udito, ma fondamentali sono la possibilità di personalizzare lo strumento secondo le esigenze della persona e il ruolo dell’audioprotesista che si prende in carico il paziente, valutando non solo il suo deficit che, ricordiamo, è un problema principalmente di salute, ma anche le sue abitudini di vita o le esigenze. Partire dal problema ci permette di sfruttare al meglio la tecnologia».

Tecnologia che, al giorno d’oggi, sul mercato spesso si coniuga con l’offerta di apparecchi sempre più piccoli. «Questa corsa all’apparecchio più piccolo è immotivata e fuorviante. Per risolvere i problemi di ipoacusia non dobbiamo puntare sulle dimensioni del dispositivo, ma sulla qualità del risultato che vogliamo ottenere, sulla soluzione del problema. E la vera differenza tra sentire e non sentire non la fa certo l’apparecchio più miniaturizzato, ma quello con le migliori funzionalità».

Le dimensioni, insomma, non contano. «Non sempre l’apparecchio piccolo è il migliore: anzi, al giorno d’oggi c’è la tendenza a indossare apparecchi ben visibili, come fanno personaggi dello spettacolo o della musica. Sdoganiamo anche la vergogna di indossare un apparecchio acustico: al giorno d’oggi è anche anacronistico, visto l’uso che facciamo di auricolari e cuffie per musica o smartphone. Tanto più che i modelli più moderni sono dei piccoli gioielli con tecnologia Bluetooth in grado di connettersi con diversi dispositivi, come telefoni, tv o lettori musicali, gestendone anche tutte le funzioni in modalità wireless. La priorità rimane sempre la correzione dell’udito, ma oggi le opportunità sono davvero tante per affacciarci al futuro».

 

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