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Libri: il ruolo del Capo dello Stato nella formazione dei governi

Presentato in Prefettura a Milano il volume di Sepe e Giacalone

(ANSA) - MILANO, 16 MAG - Dal primo Capo dello Stato, Enrico De Nicola, del quale si sottolinea la consapevole scelta di "creare precedenti", al presidente "mite" Luigi Einaudi, fino al grande oratore Giovanni Gronchi e alle "distorsioni" delle abitudini nel suo mandato e alle esperienze di Antonio Segni e Giuseppe Saragat.
    Il libro 'Il Colle e i palazzi, i presidenti della Repubblica italiana e la formazione dei governi (1946-1971)', curato da Stefano Sepe e Oriana Giacalone e presentato oggi in Prefettura a Milano, analizza il ruolo svolto dai presidenti della Repubblica nell'iter formativo dei governi. Tutto nel tentativo di mettere a fuoco le relazioni politico-istituzionali tra gli inquilini del 'Colle', e quelli appunto dei 'palazzi', Palazzo Madama e Montecitorio. Momenti in cui il Capo dello Stato ha l'onere, come scrivono gli autori nella premessa, di raccordarsi con quelli di Camera e Senato, per trovare la soluzione in grado di dare al Paese un esecutivo capace di governare. Il libro - che ha come riferimento il primo quarto di secolo della storia repubblicana in cui si sono succeduti cinque presidenti - analizza, tra aneddoti e racconti storici, la "prassi", sempre diversa a seconda dei presidenti, che diventa il timone che guida il Capo dello Stato, il fondamento dell'azione presidenziale nel delicato rapporto con il potere legislativo e i partiti.
    "Uno sguardo interessante e originale. L'approccio storico e lo studio della prassi istituzionale acquista una rilevanza molto particolare", ha commentato il prefetto di Milano Renato Saccone, dopo aver sottolineato che "in questo palazzo ci sono stati tutti i presidenti della Repubblica. Questa è la loro casa". Giacalone ha parlato della ricerca che sta alla base del volume, e che ha come punto nodale l'archivio storico della presidenza della Repubblica. Un lavoro "di scavo" in una mole immensa "di carte ingiallite" e piene di storia. Sepe, invece, ha sottolineato le differenze della prassi a seconda dei presidenti e in virtù delle componenti istituzionali e della situazione storica dei partiti.
    A discutere del libro in Prefettura c'erano anche lo storico e accademico Livio Antonielli, secondo il quale il ruolo del Capo dello Stato è disciplinato dalla Costituzione ma anche da regole non scritte, il professore della Iulm di Milano Stefano Rolando, convinto che "il loro vero potere" sia quello di "dire" e non tanto di "fare", e la giurista e costituzionalista Elisabetta Lamarque. Per quest'ultima, a causa della "rarefazione" delle norme della Costituzione sulla formazione di un governo, conta molto la prassi, e cioè cosa si è fatto nel passato. Perché "non si può spiegare agli studenti come si forma un governo - ha concluso - senza sapere come si sono formati fino a oggi i passati esecutivi".(ANSA).
   

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