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Ristuccia, 'attacco in Kosovo mira ad alimentare il caos'

Comandante Kfor sul ruolo dei serbi, 'dati vanno approfonditi'

Alessandra Briganti

BRUXELLES - Il mandato del generale Angelo Michele Ristuccia al comando della missione Nato in Kosovo (Kfor) non era iniziato sotto i migliori auspici. Mentre la diplomazia si adoperava per riallacciare i rapporti tra Belgrado e Pristina, il nord del Kosovo, a maggioranza serba, era scosso dalla crisi delle targhe. È passato un anno da allora. Il dialogo mediato dall'Ue con il sostegno Usa è in fase di stallo e il nord del Kosovo è stato teatro due settimane fa di un attacco armato che ha portato all'uccisione di un agente della polizia del Kosovo e di quattro assalitori. "Non sono abituato a far bilanci su quanto fatto" racconta all'ANSA Ristuccia a cui è subentrato oggi alla guida di Kfor il generale turco Ozkan Ulutas. Piuttosto, preferisce parlare di "momenti impegnativi" come gli scontri del 29 maggio a Zvecan, nel nord del Kosovo, quando sono stati feriti 93 soldati Nato.

"Un giorno - dice il comandante - che non dimenticherò mai, la loro disciplina è stata fondamentale per scongiurare una tragedia". E c'è un'altra tragedia che Kfor ha scongiurato. Quella del 24 settembre scorso, quando il gruppo paramilitare, autore del "vile attacco alla polizia kosovara", si è asserragliato in un monastero ortodosso in cui erano ospiti una quarantina di pellegrini. "I dispositivi sul terreno - spiega Ristuccia - ci hanno permesso di controllare ciò che stava succedendo e di evitare che la situazione degenerasse".

Dai primi elementi emersi, l'attacco parrebbe l'opera di "un gruppo di persone ben addestrate", dotate di "un equipaggiamento militare di una certa qualità e quantità" che "fanno capo a un gruppo strutturato e ben organizzato" e hanno agito con una "finalità ben precisa", spiega Ristuccia, quella di "approfittare del vacuum nel nord per alimentare il caos". Un caos funzionale, avverte, a "incidere negativamente sul dialogo" e con potenziali "ricadute anche indirette" sul resto della regione.

Questi i "fatti inconfutabili". Poi ci sono questioni che richiedono un'ulteriore valutazione. Tra queste, il ruolo che la Serbia avrebbe avuto nell'operazione. Per Pristina il mandante dell'attacco è Belgrado, che, a sua volta, scarica la responsabilità sui serbi-kosovari, esasperati, a suo dire, dalla politica del 'terrore' di Pristina. Predica prudenza Ristuccia, che dice di non voler "formulare delle ipotesi basate su dati che vanno approfonditi": occorre "lasciare agli inquirenti il tempo necessario per trarre conclusioni basate su fatti, non su una narrativa di parte che serve solo a creare ulteriore tensione".

Su questo sfondo, la Nato ha risposto con il dispiegamento di truppe aggiuntive in Kosovo dopo aver già rafforzato la sua presenza a maggio. A rimpolpare le file delle truppe Kfor sarà un contingente di 600 soldati britannici, cui si uniranno le truppe inviate dalla Romania. E sulla possibilità che l'Italia, primo paese contributore della missione Nato, mandi rinforzi, Ristuccia si limita a dire che è "una decisione politica". Ma la risposta non è solo militare. Nel suo congedo, Ristuccia lancia un ultimo appello a Belgrado e Pristina. "È un momento in cui bisogna dimostrare saggezza, sangue freddo, razionalità. Mi auguro - dice - che le parti possano comprendere che senza il processo di pace hanno più da perdere che da guadagnare".

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