Von der Leyen a Davos, in febbraio presenteremo il Chip Act

Per una nuova struttura energetica servono 360 miliardi l'anno

Redazione ANSA

BRUXELLES - "In febbraio la commissione presenterà il Chip Act per rafforzare la capacità di produzione dei microchip e includerà cambiamenti alle regole di aiuto di stato per creare fabbriche per la produzione in Ue". Lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen intervenendo al WEF di Davos.

"La domanda per i semiconduttori nel mondo sta esplodendo, i microchip sono ovunque oggigiorno, non c'è economia digitale senza i microchip e la fabbisogno dell'Ue raddoppierà in dieci anni", ha aggiunto. "Ecco perché dobbiamo alzare la posta in gioco quando si parla di produzione, non c'è tempo da perdere; entro il 2030 il 20% della produzione mondiale di microchip dovrà avvenire entro i confini europei", ha precisato, anche perché la fornitura di chip viene da una manciata di produttori esteri e l'Europa non può permettersi "questa dipendenza".

Dunque il Chip Act europeo. Secondo la presidente della Commissione, l'Europa è posizionata bene quando si tratta di "ricerca" e di "componentistica" per la creazione delle fabbriche dei chip. Quindi si tratta di avere una strategia in campo per aumentare la 'sovranità' europea in un settore così cruciale. Il Chip Act agirà su cinque punti chiave: "più produzione" localizzata in Ue, "leadership europea" nel design, migliorare "la 'cassetta degli attrezzi' necessaria a fronteggiare la penuria" di chip, sostegno alle piccole aziende "innovative" nonché un'ulteriore "modifica delle regole sugli aiuti di Stato" per sostenere la capacità produttiva.

"Al contrario di quanto accaduto oltre 10 anni fa" con la crisi finanziaria prima e quella del debito poi, gli stati membri "hanno dato fiducia al livello di intervento europeo" approvando il Recovery Plan, chiamato poi il Next Generation Eu, ovvero il piano d'investimenti da 800 miliardi di euro, "30% dei quali riservati agli investimenti verdi". Lo ha sottolineato von der Leyen spiegando che l'intervento è stato un successo. La presidente ha evidenziato come "la maggior parte delle sottoscrizioni ai bond emessi dall'Ue sia venuta al di fuori dell'Unione Europa", il che dimostra "il livello di fiducia del resto del mondo nell'Ue".

"Nel corso della crisi generata dal Covid, l'Unione Europea ha consegnato ai suoi cittadini 1,2 miliardi di dosi di vaccini e l'Ue è stata l'unica regione del mondo che ha continuato a donare i vaccini: 1,6 miliardi di dosi prodotte in Ue sono state consegnate ad oltre 150 Paesi". La presidente ha sottolineato che i vaccini ad mRNA sono stati sviluppati "da scienziati europei" e che i risultati raggiunti nel corso della pandemia dimostrano che "le democrazie sono efficienti ed efficaci nel rispondere ai bisogni dei cittadini".

Per cambiare la struttura energetica dell'Unione Europea servono "360 miliardi di investimenti ogni anno", ha aggiunto von der Leyen. "È una cifra enorme ma si tratta di uno sforzo fattibile. L'obiettivo si può raggiungere se il settore privato farà la sua parte e per questo servono regole chiare. In questo senso abbiamo per la prima volta una legge europea e dunque i target climatici non sono più un'ambizione ma un obbligo legale", ha precisato. "Il passaggio dalle fonti fossili a quelle pulite non sarà mai un passaggio lineare".

"Noi speriamo che l'attacco all'Ucraina non ci sia ma se ci sarà noi siamo pronti". "Le autocrazie temono il successo delle democrazie e noi dobbiamo proteggere il nostro modello, le nostre libertà. Non accettiamo il ritorno alle sfere d'influenza in Europa e sosteniamo il diritto dell'Ucraina alla sua sovranità". Se Mosca attacca l'Europa imporrà massicce sanzioni "economiche-finanziarie". "Siamo il 1° partner commerciale per la Russia e il 1° investitore: i nostri legami con la Russia sono importanti ma lo sono di più per loro".

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