Emilia-Romagna

Parenti vittime, 'a Fossoli c'è l'Europa, sogno dei nonni'

Colpiti dalle parole della 'cittadina' Ursula von der Leyen

La dimensione europea, il sogno di tanti nonni e padri morti per quell'ideale di pace e libertà, che si materializza a Fossoli, proprio dove quei nonni e padri sono stati uccisi. La testimonianza della "cittadina" Ursula von der Leyen. Sono i momenti della commemorazione di questa mattina all'ex campo di concentramento di Fossoli, vicino Carpi, che più hanno colpito alcuni parenti delle 67 vittime, internati politici, dell'eccidio del Cibeno avvenuto il 12 luglio del '44.

"Vedere qui Ursula von der Leyen - dice Laura Bianchi, nipote dell'avvocato Galileo Garcesi - e vedere quella dimensione europea che era l'ideale di mio nonno, che parlava già con i suoi compagni, naturalmente in segreto, delle sue speranze di una dimensione europea. Vedere realizzato un sogno di mio nonno in qualche modo 'giustifica' il suo sacrificio". Suo nonno era segretario del Partito popolare e comandante militare del Cln Alta Italia. Prima di Fossoli finì in carcere a San Vittore, insieme al giornalista Indro Montanelli che lo ha citato in uno dei suoi scritti. Galileo smistava la posta agli altri prigionieri facendosi tramite per biglietti clandestini.

"Mi ha colpito la parola della 'cittadina' von der Leyen quando ha detto che la Germania, che qui ha fatto quello che ha fatto, è libera anche grazie ai nostri nonni e genitori", ha aggiunto Antonio Pini. Suo zio, Antonio Manzi, ufficiale degli alpini - nonché alpinista - patriota cattolico, fu internato a Fossoli nella primavera del '44.

Carla Bianchi suo padre non l'ha mai visto. Era l'ingegner Carlo Bianchi, tra i 67 trucidati di Fossoli, ed è nata 40 giorni dopo la sua fucilazione. A lei, non ancora nata, ha fatto riferimento la presidente Ursula von der Leyen nel suo intervento: "So che tra voi - ha detto la leader Ue rivolgendosi ai parenti delle vittime in platea - era ancora nel ventre di sua madre quando suo padre è stato assassinato". Un passaggio che ha molto colpito la signora Carla Bianchi: "Qualcuno si ricorda della sofferenza dei congiunti, che sembra siano morti tanti anni fa e quindi non si soffre più. Per me, per un padre, è un'altra cosa. Non ricordo la voce di mio papà, nulla. Si supera ma è una cosa che manca, che mi manca".

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