Rubens torna a Genova, esplode il barocco

Dieci opere mai esposte in Italia, anche autoritratto da giovane

di Chiara Carenini GENOVA

Carnale e raffinato, maniacale nella cura dei particolari, cacciatore di luce tra ombre improvvise. Pieter Paul Rubens, il genio del barocco che amò Genova e le sue genti, torna in città accompagnato dalle sue splendide dame e dai suoi nobiluomini, portandosi dietro per intero tutto il suo genio, la sua cultura e la sua rivoluzione. A Palazzo Ducale, nell'appartamento dogale posto a piano nobile, apre 'Rubens a Genova' che regala al visitatore oltre 100 opere del pittore fiammingo e di artisti che a lui fecero riferimento. Alcune perle rare, quindici opere rubensiane mai esposte a Genova, dieci per la prima volta in Italia come l'Autoritratto (1604-1605), da collezione privata scoperto solo di recente, uno studio a olio in preparazione di un autoritratto che Rubens ha incluso in una pala d'altare mantovana oggi dispersa e che lo raffigura giovane con un'espressione curiosa. Il secondo, il San Sebastiano medicato dagli angeli (1615 circa) proveniente da collezione privata, è adesso riferito alla committenza del celebre condottiero Ambrogio Spinola, grazie a un recente e importante ritrovamento documentario. Ancora: mai esposto in assoluto Cristo risorto appare alla Madre (1612-1616 circa).Anch'esso proveniente da collezione privata, raffigura il Cristo risorto in piedi davanti a due donne inginocchiate. Entrambe le figure femminili rappresentano la Madre di Gesù.

Ma è la sezione sui ritratti la parte 'wow' di questa mostra, una sezione che rende palese come esista, nel mondo della storia dell'arte un 'prima' e un 'dopo' Rubens nella ritrattistica. Tra tutti, pur ugualmente straordinari, il ritratto di Violante Maria Spinola Serra (1607 circa) proveniente da Buscot Park (The Faringdon Trust, Oxfordshire) e quello di Geronima Spinola con la nipote Maria Giovanna Serra (1605 circa), dalla Staatsgalerie di Stoccarda. Capolavori assoluti che hanno segnato un svolta nella ritrattistica del barocco europeo, sono entrambi esposti per la prima volta con la rispettiva, ritrovata identità in una perfetta combinazione che porta in sé le caratteristiche di un piccolo 'albero genealogico'. Così come è stata allestita si nota tra le sale pervase da una penombra bucata dalla intensa luce rubensiana, tutto l'amore, la devozione e la profonda conoscenza di Rubens di Nils Buttner, uno dei massimi esperti del pittore e presidente del Centrum Rubenianum di Anversa che ha curato la mostra, e di Anna Orlando, co-curatrice genovese che ha restituito l'identità a Violante Spinola Serra. Una mostra che porta in sé gioielli nascosti, come lo studio per la pala d'altare I miracoli del Beato Ignazio di Loyola, ancora nella Chiesa del Gesù a Genova e preziosità palesi come documenti autografi, bottoni-gioiello di rara bellezza tutti perle e pietre preziose, galloni in filo d'oro, il volume originale su I Palazzi di Genova creato da Rubens nel 1622. Tante le sezioni, tutte da studiare per immergersi nella rivoluzione barocca rubensiana, per ammirarne le sensazionali sfumature e per conoscere fino in fondo la storia di Rubens e di Genova che è stata davvero una storia d'amore.

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