Le api, gioielli nello scrigno del Foro Romano

La Fondazione Alda Fendi e l'installazione di Raffaele Curi

di Luciano Fioramonti ROMA

ROMA - Le api, gioielli preziosi della natura nella magia del Foro Romano. Arte senza tempo e rispetto dell' ambiente, bellezza e grido d'allarme sui pericoli legati agli effetti dell' inquinamento. Riserva molti spunti di riflessione il nuovo esperimento che la Fondazione Alda Fendi propone fino al 21 giugno con l' installazione del suo direttore artistico Raffaele Curi nella Torre della Chiesa dei Santi Luca e Martina, nel cuore del set archeologico tra i più belli al mondo. Il taglio del nastro è avvenuto proprio il 20 maggio, dichiarata Giornata Mondiale delle Api dall' Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La scommessa, stavolta è ardita. Gli spazi minuscoli consentono la visita - gratuita ma su prenotazione obbligatoria - soltanto a due persone per volta e offrono suggestioni con interventi concettuali ridotti all' essenziale.
    Per ''Nel Foro volano le api d'oro - Teocrito'' Raffaele Curi prende lo spunto dal verso del poeta siracusano per mettere insieme il barocco di Pietro da Cortona, che progettò e realizzò la chiesa, immagini fotografiche e visioni mutuate dalla storia dell'arte legando culture ed epoche diverse. I visitatori camminano su un tappeto di parole spostate dal vento, due binocoli sospesi davanti a una finestra aperta puntano sui resti della Grande Roma mentre la colonna sonora di Antonio Infantino riproduce il ronzio rombante delle api. Sbirciando da un balconcino che dà sull' interno dell' edificio sacro, spiccano le tre api dello stemma dei Barberini. ''Einstein avvertiva che se le api scomparissero l' umanità dopo quattro seguirebbe la stessa sorte'', osserva Curi. Tanto preziose quanto ad alto rischio di estinzione come ricorda l' elenco dei pesticidi tracciato su una parete, le api vengono perciò mostrate dentro una serie di scatoline per anelli e gioielli, appunto come un bene prezioso da difendere e conservare. ' "Se potessi scegliere, rinascerei ape - dice Alda Fendi - ma non ape regina, ape operaia. Laboriosa, intenta a salvare la terra. Nel Foro le api ci fanno visita iniettandoci il polline della vita, prezioso, antesignano di qualsiasi vaccino". Nel breve percorso scorrono le immagini di geroglifici della tomba di un faraone, una moneta d'argento da Efeso in Grecia, il IV libro delle Georgiche di Virgilio, le visioni medievali dal Tacuinum sanitatis casanatensis, il Cupido ladro di miele di Albrecht Dürer, il basamento del Monumento equestre a Ferdinando I de' Medici realizzato da Giambologna a Firenze, la Fontana delle api di Gian Lorenzo Bernini. Bellezza e poesia, dunque, per ''preservare il mondo, facendo tesoro dell' operosità delle api che diventano simbolo di forza, speranza e vitalità''. Ma è lo scenario fantastico del Foro a vincere su tutto, occasione per toccare la Storia davvero allungando la mano. A pochi metri si staglia l' imponente Arco di Settimio Severo, solo qualche passo separa dalla Curia Iulia, l'antica sede del Senato, e dall' ingresso del Carcere Mamertino, prigione - secondo la tradizione - degli apostoli Pietro e Paolo nella quale e furono rinchiusi e morirono nemici di Roma sconosciuti e illustri come il re di Numidia Giugurta, il re dei Galli Vergingetorige e i complici di Catilina nella congiura. (ANSA).
   

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