Incantò Flaubert, ecco la Madonna del Latte di Murillo

Dopo il restauro la tela in mostra a Palazzo Barberini

(di Silvia Lambertucci) ROMA

 Flaubert, che ne era letteralmente innamorato, scriveva di sentirsi perseguitato dai suoi occhi "che continuano a passarmi davanti come due lanterne danzanti".
    Ed è forse proprio per quegli occhi penetranti, che sembrano poter soggiogare chiunque li guardi insieme a quelli liquidi e immensi del bambinello che porta in braccio, che lo storico Carl Justi a fine Ottocento la ribattezzò Madonna Zingara. Riportata all'antico splendore nei laboratori di restauro delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, torna in mostra dal 19 maggio all11 luglio a Roma, nelle sale di Palazzo Barberini, la delicata Madonna del Latte, capolavoro dello spagnolo Bartolomé Esteban Murillo (1670-75), da sempre tra le opere più ammirate della Galleria Corsini, attualmente chiuse per ristrutturazione.
    Un'opera da capogiro, che per la forza espressiva dei due protagonisti nel XIX secolo, quando venne esposta al pubblico, faceva innamorare poeti, scrittori, viaggiatori. E che per prima aveva incantato il suo proprietario, un cardinale della potente famiglia romana, quel Neri Maria Corsini (1685-1770) che aveva voluto la tela per il suo appartamento privato e l'aveva fatta appendere nella sala dell'alcova, proprio di fronte al letto. Le delicate operazioni di pulitura, raccontano oggi dalla galleria guidata da Flaminia Gennari Santori, hanno richiesto dieci mesi di lavoro, restituendo leggibilità all'opera e recuperando anche particolari minuti e preziosi, dai piccoli boccioli della pianta dietro Maria ai delicati passaggi cromatici delle vesti e del cielo. Allo stesso tempo, le indagini scientifiche, condotte da Emmebi diagnostica artistica srl e Artelab srl, hanno permesso di conoscere meglio la tecnica del pittore e i pigmenti impiegati, come nel caso del manto blu di Maria: ancora brillante nelle parti in lapislazzulo e irrimediabilmente alterato dove Murillo ha impiegato il più economico "smaltino".
    Durante il restauro - che è stato diretto da Chiara Merucci e realizzato da Alessandra Percoco per la tela e da Vega Santodonato per la cornice, con la direzione scientifica di Alessandro Cosma - è stata realizzata per la prima volta una radiografia completa del dipinto che ha permesso di individuare, al di sotto dell'attuale strato pittorico, la figura di un San Francesco inginocchiato in un paesaggio. Una prima stesura poi abbandonata dal pittore, che riutilizzò la tela dipingendo sopra il San Francesco senza ulteriori preparazioni e reimpiegandone addirittura alcune parti, come l'albero per le ombre del muro o le pieghe del saio per la veste di Maria. E proprio per permettere anche al pubblico riconoscere lo strato pittorico originario, l'opera sarà esposta insieme ad una riproduzione a grandezza naturale della radiografia.
    Per l'occasione verrà pubblicato inoltre il volume La Madonna del latte di Murillo alla Galleria Corsini. Storia e restauro (editore Marsilio), con le prefazioni di Flaminia Gennari Santori, direttrice delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e di Giovanna Castelli, Direttore della Associazione Civita. Alla presentazione del volume sarà dedicato il terzo appuntamento con i #dialoghibarberinicorsini (ciclo di webinar organizzato per approfondire le tematiche relative al museo e alle mostre in corso) in programma il 7 giugno alle 17.30 con gli interventi di Alessandro Cosma, Chiara Merucci, Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggieri. (ANSA).
   

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