Alberghi diffusi, pronti a rinascere per il post covid

Primi segnali positivi, si investe per la prossima stagione

di Marzia Apice ROMA

 ROMA, 27 MAR - Gli "alberghi diffusi", la particolare forma di ospitalità "un po' casa, un po' albergo" tipica dei borghi italiani, si stanno già organizzando per la prossima stagione, anche con investimenti importanti, per rendere unica e autentica l'esperienza di chi li sceglierà per soggiornarvi. Nonostante la crisi provocata dal covid, qualcosa dunque inizia a muoversi nel turismo più sostenibile e "a misura d'uomo", che lancia un primo segnale positivo dopo tanta forzata immobilità: è quanto registrato dall'Associazione Nazionale Alberghi Diffusi che, tra i suoi 140 associati, sta rilevando un discreto numero di strutture ricettive pronte a riorganizzarsi nei mesi che verranno per l'apertura tanto agognata. "Gli alberghi diffusi possono offrire un'esperienza perfetta per il post covid e già si stanno preparando per l'accoglienza degli ospiti nella prossima stagione. Questo è un segnale positivo perché la resistenza alla crisi non si fa certo restando fermi, ma inventandosi qualcosa di nuovo. E per realtà piccole investire e migliorarsi in questo momento non è cosa da poco", dice all'ANSA Giancarlo Dall'Ara, presidente dell'Associazione Nazionale Alberghi Diffusi, che negli anni '80 ha creato questo modello e lanciato l'espressione 'albergo diffuso. "Abbiamo rilevato che 8 strutture sulle 70 che sono in regola con l'iscrizione all'associazione hanno in corso lavori di ampliamento, a dimostrazione che il modello dell'albergo diffuso e il tema della sostenibilità nei borghi rappresentano una tendenza che ha delle conferme positive dal mercato. Stiamo infatti già vedendo, anche se ancora senza prenotazioni, una attenzione maggiore rispetto al 2019 per questo tipo di accoglienza che offre al turista l'autonomia insieme ai servizi alberghieri", spiega il presidente. Da Matera a Paulilatino (Or), da Ferriere (Pc) a Oleggio Castello (No), fervono dunque i lavori e intanto si coltiva la speranza di poter ripartire con nuovo slancio, per ricucire le ferite lasciate dalla pandemia. La forza di queste piccole strutture profondamente radicate nel territorio di appartenenza sta tutta nella spiccata "italianità", in quei valori di tradizione, di bellezza artistica e paesaggistica, di buona cucina e di accoglienza verace e autentica, che caratterizzano i luoghi in cui sorgono, ossia i borghi. Senza dimenticare ovviamente la sostenibilità, perché gli alberghi diffusi sono "alberghi che non si costruiscono e che nascono mettendo in rete case pre-esistenti, vicine tra loro, nel centro storico di un borgo", spiega ancora Dall'Ara, "una delle case diventa il luogo di accoglienza, ossia la lobby dove arrivano gli ospiti per registrarsi e avere le chiavi della camera, e dove si trovano anche i servizi, il punto ristoro, le sale e gli spazi comuni, l'assistenza e le informazioni. Le altre case, distanti non più di 200 metri dal 'cuore' dell'albergo, invece diventano le camere in cui soggiornare". Con questo tipo di formula l'ospite che arriva vive l'esperienza di essere, anche se temporaneamente, un residente e non un semplice turista.
    Un'accoglienza personalizzata, ma con le comodità dell'albergo (restano ovviamente i servizi classici come la pulizia quotidiana delle camere, l'assistenza, l'eventuale servizio di piccola colazione in camera, il punto ristoro, etc.), a cui si sta guardando con attenzione anche dall'estero: "Anche la CNN e la rivista Forbes hanno recentemente sottolineato quanto gli alberghi diffusi siano perfetti per chi vuole tornare a viaggiare dopo la pandemia", afferma Dall'Ara, "quello dell'albergo diffuso è un modello turistico esportabile; con la nostra associazione noi offriamo a chi è interessato il know how gratuitamente: in cambio chiediamo che venga usato il nome italiano, in questo modo promuoviamo anche il made in Italy".
    

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