Ok dell’Esa alla prima missione che farà agguati alle comete

La sonda rimarrà parcheggiata nello spazio in attesa di un obiettivo

Redazione ANSA
L’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha dato l’ok alla prima missione spaziale progettata per tendere imboscate alle comete di passaggio: la sonda, chiamata Comet Interceptor, resterà infatti parcheggiata nello spazio in attesa di un obiettivo da studiare con poco preavviso, con la speranza di riuscire a intercettare una cometa proveniente dalle regioni più esterne del Sistema Solare o addirittura da un’altra stella. La missione, la cui partenza è in programma per il 2028, è molto rischiosa, considerando che non c’è certezza dell’arrivo di questo tipo di comete, ma in caso di successo potrebbe aprire una finestra sul materiale formatosi all’alba del Sistema Solare, 4,5 miliardi di anni fa.
Il lancio di Comet Interceptor avverrà insieme al nuovo telescopio spaziale Ariel dell’Esa, che studierà le atmosfere degli esopianeti. Entrambi gli oggetti viaggeranno fino al Punto di Lagrange L2 a 1,5 milioni di chilometri dal nostro pianeta, un punto stabile dal punto di vista delle forze gravitazionali nel quale si trova anche il telescopio spaziale James Webb di Nasa, Esa e Agenzia spaziale canadese (Csa). Qui la sonda rimarrà in attesa, mentre i ricercatori sulla Terra cercheranno di individuare le cosiddette ‘comete di lungo periodo’: comete che impiegano più di 200 anni a percorrere le loro lunghissime orbite e che potrebbero quindi provenire dalla vasta regione di oggetti ghiacciati chiamata Nube di Oort, molto oltre Nettuno. Nessuna missione ha mai visitato un oggetto del genere prima d'ora.
Comet Interceptor comprenderà due sonde più piccole (una di queste sarà sviluppata dall’Agenzia spaziale giapponese, Jaxa) e un veicolo principale, per il quale l'Esa dovrà ora selezionare l’appaltatore tra due progetti concorrenti: Thales Alenia Space nel Regno Unito e OHB Italia. La funzione della navetta sarà quella di fornire supporto, mantenendosi alla distanza di circa 1.000 chilometri dalla cometa prescelta, mentre le due sonde potranno avvicinarsi fino a circa 400 chilometri dall’obiettivo, per effettuare tutte le misurazioni e catturare un’immagine.
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