Il nuovo anno salutato da un lampo di raggi gamma da record

Rilevato anche da strumenti italiani

Redazione ANSA

Ha viaggiato per oltre 12 miliardi di anni ed è arrivato sulla Terra all’alba del primo gennaio, uno dei lampi di raggi gamma più potenti e lunghi mai registrati: proveniente da un fazzoletto di cielo tra le costellazioni di Pegaso e Andromeda, è stato denominato Grb 220101A. Fra i primi strumenti al mondo a intercettarne e caratterizzarne il segnale, quelli a bordo del telescopio spaziale ‘made in Italy’ Agile e quelli dei telescopi dell’Osservatorio di Asiago dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Padova.



Il segnale è stato rilevato quando in Italia erano le 6:09 di sabato mattina: a circa 600 chilometri di altezza, il Burst Alert Telescope (Bat) del satellite Swift della Nasa ha registrato un improvviso flusso di fotoni ad altissima energia (nel range 15-350 keV) lungo parecchie decine di secondi, la ‘firma’ inequivocabile di un lampo di raggi gamma, tra i fenomeni più potenti dell'universo. Circa 15 secondi dopo, spiega l’Inaf in una nota, il segnale è stato registrato anche dagli strumenti a bordo di altri due satelliti per le alte energie: dal Large Area Telescope (Lat) del telescopio Fermi della Nasa e dai rivelatori di Agile, un piccolo gioiello per la rilevazione dei raggi gamma interamente made in Italy. Attivo dal 2007, Agile è frutto della collaborazione tra Agenzia spaziale italiana (Asi), Inaf, Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e diverse università italiane, e in passato ha già avuto occasione di osservare altri lampi di raggi gamma da record.

Da un’analisi preliminare dei dati raccolti, emerge che Grb 220101A non è solo il primo lampo di raggi gamma del 2022: è anche uno fra i più energetici di sempre. “È molto raro osservare eventi così lunghi ed energetici”, spiega a Media Inaf il primo autore della circolare (Gcn) che riporta l’osservazione con Agile, Alessandro Ursi dell’Inaf Iaps di Roma. “Il Grb 220101A ha attirato grande interesse da parte della comunità scientifica e in due giorni sono già state pubblicate più di venti Gcn che riportano osservazioni effettuate da missioni spaziali e da osservatori astronomici a terra".

 

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