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A Milano incontro su impatto perdita olfatto su qualità vita

Organizzato da Sanofi. Focus con esperti su poliposi nasale

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L’olfatto è uno dei sensi più spesso dimenticati dalla ricerca scientifica, ed è per questo chiamato comunemente dagli esperti “senso Cenerentola”. Ma la sua perdita può avere un impatto non indifferente nella qualità della vita. E’ infatti un senso guida dei nostri comportamenti - nelle situazioni d’allarme, solo per fare un esempio - ed è un linguaggio per comunicare, oltre che un mezzo per fare riaffiorare ricordi del passato e rivivere emozioni lontane.
E’ stato dedicato proprio all’’olfatto: un senso dimenticato’, l’incontro organizzato ieri da Sanofi nella sede di Telelombardia, con esperti e pazienti. Uno dei focus del dibattito è stata la poliposi nasale, una patologia infiammatoria cronica delle cavità nasali, che colpisce tra il 2 e il 4 per cento della popolazione, in particolare sopra i 40 anni di età. E che può comportare sintomi importanti per chi ne è affetto, come difficoltà a respirare, dolore facciale, mal di testa, perdita dell’olfatto e del gusto.
“Non ho mai sentito l’odore di mia figlia, non ricordo più quello di mio marito”, sono state le parole di Rossana F., una persona che convive da 14 anni con questa patologia e che oggi sta affrontando delle terapie con farmaci biologici che le stanno restituendo, in parte, una vita normale. “Soffrire di poliposi nasale - continua Rossana - significa avere un fazzoletto sempre in mano, svegliarsi spesso la notte, rischiare di buttare la cena perché è bruciata, mangiare spesso da soli per paura di fare rumore, fare docce inutili perché non si è sicuri del proprio odore. Significa sentirsi isolati e incompresi”. Massimiliano Garzaro, professore di otorinolaringoiatria all’università del Piemonte orientale ha spiegato quali sono al momento le innovazioni terapeutiche in relazione a questa patologia. “Fortunatamente grazie alla ricerca, che è andata a indagare meglio i meccanismi che sono alla base della formazione di polipi nel naso - ha detto Garzaro - ci siamo resi conto che si poteva intervenire a monte di questa infiammazione. Sono stati quindi prodotti dei farmaci nuovi, cosiddetti biologici, che vanno a intercettare le molecole che sono coinvolte nei processi infiammatori alla base della formazione dei polipi. Questi farmaci danno risultati incoraggianti in termini di riduzione delle secrezioni mucose nasali e di miglioramento dell’olfatto”.
Valentina Parma, professoressa del Monell Chemical Senses Center di Filadelfia sottolinea che “sarebbe molto utile avere dei test che permettono di valutare la nostra funzione olfattiva, un po’ come si fa per la vista o per l’udito nel corso della vita. Quello che succede è che le persone non sanno in modo oggettivo qual è la propria funzione olfattiva: è un problema per la salute, perché la perdita è legata a molte patologie neurologiche, come il Parkinson o l’Alzheimer”.
Secondo Parma “l’olfatto ha una funzione fondamentale per la nostra sopravvivenza, ci protegge da alcuni problemi ambientali come le fughe di gas, e ci consente di regolare le relazioni sociali, pensiamo al neonato che cerca il seno della mamma attraverso l’odore”. All’incontro ha partecipato anche Deborah Diso, rappresentante dell’associazione Pazienti ‘Respiriamo Insieme’. “Siamo un punto di riferimento per i pazienti che da noi possono trovare risposte e soprattutto un confronto con altre persone che vivono le stesse situazioni”.

In collaborazione con:
Sanofi

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