Società & Diritti

Il galateo di genere , la grammatica delle buone maniere aggiornata alla società che cambia

Stare insieme nel migliore dei modi evitando gaffe. Prima regola? Provare a immedesimarsi nell'altro

Una coppia omosessuale guarda l'ecografia del feto foto iStock. © Ansa
  • di A.M.
  • 21 novembre 2022
  • 19:44

Ha ancora senso tenere aperta la porta per una donna? Due parole: intenzione e situazione. A chi tocca il conto? A chi invita. Ma anche, come reagire a un coming out? Le buone maniere hanno spazio anche a letto? E sulle dating app? Come si sceglie il vestito per partecipare al matrimonio di due donne - spoiler: valgono le stesse regole che per qualsiasi altro matrimonio - o al funerale di una persona trans? Purchè inclusivo e aggiornato ai tempi, il galateo delle buone maniere trova ragione di esistere se orientato a confrontarsi con i cambiamenti della nostra società, diventando così un galateo di genere. Samuele Briatore, presidente dell’Accademia Italiana Galateo, ha dedicato al tema un libro in uscita con Newton Compton. Dalle occasioni più formali, come cerimonie o incontri di lavoro, ai momenti più leggeri, come cene o cocktail party “arcobaleno”, il nuovo galateo di genere è per mettere a proprio agio ogni persona , che sia una persona LGBTQIA+ o etero/cisgender.



Un galateo diventato plurale.
“Nuove occasioni e nuove possibilità implicano anche la definizione di nuovi codici condivisi affinché l’esperienza sia piacevole per chiunque e da chiunque gestita con eleganza, savoir faire e inclusività”, afferma l'autore. Bando al politicamente corretto: Samuele Briatore va nella direzione opposta rifiutando i falsi formalismi e invitando invece a scoprire sé stessi e gli altri con gentilezza e curiosità. "Il galateo è una grammatica sociale, un modo per stare insieme nel migliore dei modi. Questo comporta a continui cambiamenti, aggiornamenti e piccole rivoluzioni per rispondere alle esigenze contemporaree. Viviamo in un momento storico complesso e non possiamo pensare che il galateo- dice all'ANSA Briatore -  sia una modalità per apparecchiare una tavola o come sbucciare un arancio con forchetta e coltello. Il galateo oggi è qualcosa che riflette sull'accoglienza e immagina una società migliore, dove i diritti non siano mai messi in discussione e siano al passo con il tempo". Il galateo riflette la società e i suoi cambiamenti. Come le sembra, quindi, che sia cambiata la posizione delle persone LGBTQIA+ nella società? "La comunità LGBTQIA+ ora rivendica il suo essere plurale, porta avanti l'idea che nessuno è sbagliato e che la diversità è un valore e non qualcosa da temere. Molte persone pensavo che ormai non ci sia più bisogno di manifestare e che non esista la discriminazione, probabilmente chi afferma questo non vive la realtà quotidiana o parla da un punto di vista esterno. Il galateo riflette sulle parole, sulla galanterie, sui ruoli di genere, sulle formalità e sulle possibilità che si aprono davanti a noi in una società sempre più inclusiva e meno stereotipata".
Si discute molto di politicamente corretto, soprattutto in relazione alle minoranze sessuali e di genere e alle persone razzializzate. Qual è la differenza tra politicamente corretto e buone maniere? "Le buone maniere includono il politicamente corretto, se per politicamente corretto intendiamo quell'insieme di pratiche che si occupano di non offendere e di non escludere nessuno. Spesso vediamo molti personaggi che rivendicano il loro essere "scorretti", se un modello diventa l'offesa e l'esclusione forse stiamo sbagliano qualcosa. Le buone maniere sono pratiche morali che si basano sull'educazione all'altro, intenderle come un codice cortese affettato e falso sarebbe scorretto. Usare il termine giusto, la declinazione corretta o il genere desiderato da una persona non è politicamente corretto o una pratica di galateo ma un elemento per una società civile.
Ecco alcuni esempi
Galateo della conversazione
Spesso si usano paragoni, metafore o allusioni al mondo omosessuale con intento apparentemente scherzoso per relativizzare un problema, insultare e disprezzare. Indipendentemente dall’intenzione, queste frasi paragonano l’essere omosessuale a qualcosa di strano, sbagliato o inferiore. Il consiglio del galateo è quello di chiedersi se quella battuta o quella domanda siano davvero utili e educate: è solo curiosità (morbosa) o arricchisce la conversazione? E se fossi dall’altra parte, sarei a mio agio a rispondere a domande del genere? Mi sentirei a disagio se si ironizzasse o si facesse una battuta del genere su un tema per me importante, intimo o delicato? Attenzione a non liquidare la risposta con troppa velocità e facilità. È sempre buona norma provare a immedesimarsi nell’altra persona tenendo conto, però, che le persone LGBTQIA+ subiscono sistematicamente discriminazioni, bullismo e ironia gratuita ed è dunque giusto far appello a una dose maggiore di tatto e sensibilità.
Medicina e salute
Immagina la scena: una donna transgender in pronto soccorso per un forte dolore all’addome e un medico che si rifiuta di visitarla. Io credo che una cosa simile non dovrebbe mai accadere, a nessuno. Sei d’accordo? Questa storia non è isolata. Numerose ricerche, infatti, hanno evidenziato che in tutta Europa e in più di un’occasione personale medico non adeguatamente formato sulle tematiche LGBTQIA+ o con forti pregiudizi in fatto di orientamento sessuale e identità di genere si è reso protagonista di episodi di discriminazione o di assistenza non corretta rispetto alle esigenze e alle problematiche di una persona non cisgender e/o eterosessuale. La conseguenza è che molte persone LGBTQIA+ rinunciano a sottoporsi a screening per malattie sessualmente trasmissibili, a controlli di routine o alle stesse cure mediche per timore dei pregiudizi o di discriminazioni implicite, determinate dalla presunzione di eteronormatività che domina il nostro quotidiano.
Ecco situazioni tipo riscritte in chiave inclusiva e rispettosa delle buone maniere.
1. «Hai fatto l’operazione?». Si tratta di una domanda non adeguata al contesto. Sapere se Francesca ha completato o meno la transizione non cambierà la diagnosi, per esempio, di una frattura al braccio. Il consiglio del galateo. La curiosità andrebbe sempre tenuta da parte, per quanto possa essere talvolta comprensibile. Se non si sa molto delle persone transgender una possibilità è quella di ammetterlo e di scusarsi in caso di cattiva educazione.
2. «Hai un fidanzato?». Si dà per scontato l’orientamento sessuale della paziente, il che potrebbe indurla a tenere per sé informazioni potenzialmente rilevanti per una diagnosi ginecologica. Il consiglio del galateo. Il medico potrebbe ottenere una risposta esaustiva e pertinente rivolgendo una domanda più ampia e non fondata sullo stereotipo della donna monogama, come ad esempio: «Pratichi attività sessuale? Con che partner?».
3. «Sistemiamo tutto» Non trattare le caratteristiche di una persona, come può esserlo l’intersessualità, come qualcosa da “aggiustare”, come se la sua esistenza fosse un errore. Il consiglio del galateo. Il personale sanitario ha un ruolo chiave nel benessere dei/le pazienti, ma anche dell’educazione delle persone (compresi i genitori) rispetto a determinate questioni. Utilizzare le parole con attenzione e contrastare i pregiudizi dovrebbe essere parte integrante del loro lavoro quotidiano.
4. «È una tua amica?» a due donne durante una visita ostetrica. Non si possono prendere per scontati i rapporti che legano le persone basandosi sull’aspetto fisico. Il consiglio del galateo. L’ostetrica potrebbe chiedere direttamente all’accompagnatrice di presentarsi, aggiungendo una domanda generica sul tipo di relazione che la lega alla paziente.
5. «La mamma è a casa?» Quando ci si rivolge a dei bambini non si può assumere che vivano in quella che viene definita da alcuni “famiglia tradizionale”. Il consiglio del galateo. Le famiglie “non convenzionali” sono sempre più numerose nel mondo. Come negli altri casi, meglio non dare nulla per scontato e utilizzare una terminologia più generica (per esempio, «che mi racconti delle persone con cui vivi?») per non far sentire giudicate le persone e rispettare i molti modi possibili con cui si manifestano i legami affettivi.
Sul lavoro
Lettere ed e-mail formali
L’incipit di una corrispondenza tra persone che non si conoscono può creare non pochi dubbi, soprattutto se non si ha certezza dell’identità di genere in cui l’altra persona si riconosce. Fortunatamente l’italiano offre una scappatoia non da poco: la parola “gentile”, infatti, è neutra e può essere usata prima del titolo e del nome proprio di chi riceve. Diverso il caso di “gentilissimo” e “gentilissima”. In generale, ove possibile, è opportuno usare il titolo che usa quella persona, verificandolo attraverso la firma in calce qualora presente, oppure sulla pagina web o LinkedIn della persona. Se invece non usa un titolo è sufficiente far riferimento al nome e cognome. Un’altra formula possibile è “Gentile collega”, anch’essa neutra e adatta al contesto lavorativo. Al telefono Il suono della voce di una persona non è un indicatore affidabile del suo genere. Sarebbe quindi opportuno non usare termini che categorizzano, come “signore” o “signora”, se non abbiamo certezze. Più opportuno utilizzare il nome. Nel caso di contatto diretto con una persona di cui conosciamo alcune generalità, vale la regola della ricerca autonoma, come visto per le e-mail.
Colloqui e incontri con potenziali partner
Quando accettiamo una candidatura e invitiamo a colloquio qualcuno, possiamo far in modo di evitare momenti spiacevoli o di imbarazzo che potrebbero crearsi, ad esempio, sbagliando il pronome. Con tono garbato e amichevole potremmo chiedere, utilizzando una formula neutra, il nome e relativo pronome col quale la persona vorrebbe ci si rivolgesse a lei. Al momento del colloquio sarà importante usare in modo appropriato le informazioni e, in ogni caso, rivolgere all’aspirante domande aperte su famiglia, relazioni e altre questioni sensibili.
Stesso discorso vale per potenziali partner economici: lasciamo il linguaggio più neutro possibile, in modo da non creare situazioni di difficoltà o imbarazzi che potrebbero costringere l’altra persona a giustificarsi o dare spiegazioni su aspetti privati della sua vita e che sarebbe meglio lasciar fuori da un incontro di lavoro.

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