È vero che la drastica riduzione delle api è un grave rischio per l’uomo e per l’ambiente?
Sì perché sono responsabili anche della produzione di cibo e dell'integrità biologica del nostro pianeta

Redazione ANSA
23 agosto 2023 - 13:16
World Bee Day in Spain © EPA

Cosa verifichiamo
Cambiamento climatico, inquinamento, pesticidi e alcuni insetti invasivi che distruggono gli alveari sono fra le maggiori minacce per la sopravvivenza delle api, preziose produttrici di miele, cera, polline, propoli e non solo. La Fao, l'organizzazione dell'alimentazione e dell'agricoltura delle Nazioni Unite, ricorda che le api e gli altri impollinatori trasportando il polline da un fiore all’altro consentono non solo la produzione di frutti, noci e semi in abbondanza, ma anche una maggiore varietà e una migliore qualità, contribuendo alla sicurezza alimentare e alla nutrizione.  La produzione intensiva di monocolture e l’uso improprio di pesticidi pongono gravi minacce agli impollinatori riducendo il loro accesso al cibo e ai siti di nidificazione, esponendoli a sostanze chimiche dannose e indebolendo il loro sistema immunitario.  Cogliamo qui l'occasione per ricordare come sia stato smentito - qui la spiegazione dell'Accademia dei georgofili - che Albert Einstein abbia pronunciato la famosa frase "se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita”. 

L'analisi
Le api sono preziose “sentinelle della biodiversità”, in virtù della loro attività di impollinazione che riguarda oltre il 70% delle specie vegetali utilizzate per l’alimentazione umana e animale, ma anche specie selvatiche la cui sopravvivenza dipende dalle visite sui loro fiori da parte di api allevate o selvatiche. Negli ultimi 15 anni gli apicoltori hanno segnalato un declino del numero di api e perdite di colonie in diverse zone del mondo. Il fenomeno ha diverse cause per lo più legate ad attività antropiche, come l’uso di pesticidi nell’agricoltura intensiva, la perdita di habitat naturali e l’aumento di patologie nelle colonie probabilmente a causa dei cambiamenti climatici.

L'ultimo censimento 2022 indica 1,8 milione colonie di api che sopravvivono e producono, sia pure tra infinite difficoltà, grazie all'impegno di 72mila apicoltori: un capitale naturale, quello della Repubblica Italiana, di oltre 100 miliardi di api, il cui valore è stimato in 500 milioni di euro. Numeri che collocano l'Italia in testa alle classifiche dell'Unione europea, come ha fatto sapere il presidente della Fai (Federazione Apicoltori Italiani) Raffaele Cirone, all'inaugurazione dell'apiario nella terrazza del ministero dell'Agricoltura.

Una recente indagine condotta in 37 Paesi dal consorzio internazionale Coloss ha evidenziato la perdita del 18% delle colonie di api a livello globale. Il fenomeno si verifica con intensità diverse in base alle aree geografiche: si passa da una stima del 10% in Cina, al 20-30 % negli Stati Uniti. Per l’Italia i dati non sono disponibili in tutte le regioni e la perdita segnalata oscilla fra il 6 e il 17% (dati Istituto zooprofilattico delle Venezie).

“Il problema della perdita delle colonie deve essere affrontato con urgenza nei programmi di tutela della natura, nelle politiche di settore e nella ricerca per non mettere a rischio la sicurezza alimentare e l’integrità biologica del pianeta”, sottolinea il ricercatore Enea Salvatore Arpaia della Divisione Bioenergia, bioraffineria e chimica verde. Cause più recenti di perdita di colonie riguardano la presenza sempre maggiore di specie esotiche invasive che minacciano la sopravvivenza delle api e degli altri impollinatori; tra questi l’acaro Varroa destructor, ormai da anni presente in tutta Italia, il calabrone asiatico Vespa velutina diffuso in Liguria, Piemonte, Veneto, Lombardia e Toscana, e il coleottero Aethina tumida, al momento circoscritto alla parte più meridionale della Calabria, che compie il suo ciclo biologico all’interno degli alveari, distruggendo i favi in quanto si nutre della covata di api, miele, polline e cera.

Il coleottero Aethina tumida, di origine africana, è arrivato in Italia da una decina di anni e per contenerne la diffusione in Europa la Commissione Europea ha previsto misure restrittive che arrivano fino all’abbattimento selettivo o totale delle colonie. Queste azioni di contenimento, sommate ai danni diretti causati dalla specie, stanno mettendo in crisi l’economia del settore apicolo nelle zone infestate, per cui il contributo della ricerca scientifica si rivela sempre più necessario per l’elaborazione di nuove strategie di controllo. “Il problema della drastica diminuzione delle api deve essere affrontato con urgenza per non mettere a rischio la sicurezza alimentare e l’integrità biologica del pianeta. Per salvare le api stiamo sviluppando un innovativo biopesticida basato su biotecnologie che sfruttano un meccanismo naturale, senza rischi per l’ambiente e la salute umana, in grado di fermare gli insetti nemici di api e alveari. Sarà utilizzato anche il supercalcolatore Cresco dell’Enea, il secondo più potente d’Italia, che permetterà di elaborare i dati di bioinformatica ottenuti dal laboratorio del Centro Ricerche Enea Trisaia”, spiega ancora Arpaia. “Considerata l’importanza del tema, Enea ha deciso di destinare allo sviluppo del biopesticida i fondi del 5x1000 che i contribuenti vorranno destinare alla nostra ricerca scientifica nella dichiarazione dei redditi di quest’anno”, conclude Arpaia.

Il direttore generale della Fao Qu Dongyu, in occasione dell'ultima Giornata mondiale delle api (istituita dalle Nazioni Unite nel 2018 e che ricorre ogni anno il 20 maggio), ha spiegato che "l'adozione di strumenti di agricoltura di precisione e l'innovazione possono proteggere le api, l'utilizzo della tecnologia e dei dati per ottimizzare i fertilizzanti e le pratiche di irrigazione, infatti, può ridurre l'eccesso di nutrienti e sostanze chimiche nell'acqua, che danneggiano gli impollinatori e i loro habitat", lanciando un messaggio sull'importanza di promuovere pratiche agricole sostenibili. Le api e gli impollinatori, infatti, hanno bisogno di un'agricoltura responsabile che sostenga il loro ruolo in natura. "Proteggere questi insetti è essenziale per garantire la produzione agricola, la sicurezza alimentare, il ripristino degli ecosistemi e in generale la salute delle piante", ha spiegato Qu Dongyu, secondo il quale le pratiche a favore degli impollinatori, oltre alle nuove tecnologie includono "la rotazione e la diversità delle colture, la riduzione dell'uso di pesticidi e il ripristino e la protezione dell'habitat degli impollinatori". La Giornata mondiale delle api, spiega l'organizzazione dell'Onu, si celebra  per aumentare la consapevolezza sul ruolo essenziale che le api e gli altri impollinatori svolgono nel mantenere in salute le persone e il pianeta, e sulle numerose sfide che devono affrontare oggi e offre a tutti noi, sia che lavoriamo per governi, organizzazioni o società civile o che siamo cittadini preoccupati, l’opportunità di promuovere azioni che proteggeranno e miglioreranno gli impollinatori e i loro habitat, miglioreranno la loro abbondanza e diversità e sosterranno lo sviluppo sostenibile delle specie.  

Le fonti
Enea - Salvatore Arpaia della Divisione Bioenergia, bioraffineria e chimica verde
Fao - Giornata mondiale delle api

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