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Fira, nel post pandemia resistono le imprese familiari

In Abruzzo sono il 75,7% del totale, 'spina dorsale economia'

(ANSA) - PESCARA, 22 OTT - "La storia ci mostra come le imprese a proprietà familiare creino occupazione, crescano più delle altre tipologie di aziende, registrino una redditività più alta di altre forme societarie, abbiano un rapporto di indebitamento più basso e spesso siano anche più longeve. Con queste premesse è facile dire che le imprese familiari costituiscono la spina dorsale dell'economia italiana e abruzzese". E' quanto dichiara Giacomo D'Ignazio, presidente di Fi.R.A., la Finanziaria regionale abruzzese, ricordando che nel Report Abruzzo 2019 Istat le imprese abruzzesi con 3 e più addetti, controllate da persona fisica o famiglia, sono 16.694, pari al 75,7% del totale (il dato nazionale è 75,2%). Questa tipologia di imprese presenta il valore minimo nella provincia di Teramo (73,1%) e il massimo in quella di Pescara (77%).
    "L'importante tradizione manifatturiera regionale, 22.000 piccole e medie imprese e 200.000 lavoratori, è costituita in ottima parte da imprese a trazione familiare, che molto poco fanno ricorso a manager esterni. Considerando le sole imprese dai 10 addetti in su, in Abruzzo il soggetto responsabile della gestione è nel 73,7% dei casi l'imprenditore o socio principale/unico e nel 21,5% un membro della famiglia controllante".
    La stessa capacità di reagire alla crisi legata alla pandemia e tornare a correre verso il futuro, ricorda D'Ignazio, è stata oggetto di studio di Fabula, il Family Business Lab della Liuc - Università Cattaneo, che ha evidenziato come questa forma di imprenditoria si stia rivelando più solida e stabile rispetto a quella non familiare.
    Come sottolinea il Report 2019 dell'Istat la larga maggioranza delle aziende familiari vede nella difesa della propria posizione competitiva uno dei principali obiettivi strategici: tra quelle con più di 10 addetti, la quota che indica tale obiettivo gestionale fra quelli da perseguire è in Abruzzo l'84,6%; seguono l'ampliamento della gamma di beni e servizi; l'accesso a nuovi segmenti di mercato e l'attivazione di collaborazioni interaziendali; fino all'espansione dell'attività all'estero. (ANSA).
   

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