Umbria
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Rettore Università Studi, per la Giustizia investire sui giovani

Presentato il progetto Giovani per la giustizia

(ANSA) - PERUGIA, 21 SET - "I giovani sono il presente prima del futuro e quando si decide di investire sulle loro capacità, sulle loro competenze, sulla loro potenzialità è un bel messaggio che noi mandiamo": è questo, secondo il rettore dell'Università degli Studi di Perugia, Maurizio Oliviero, il "faro", il "punto di riferimento" dal quale parte il progetto 'Giovani per la giustizia: l'occasione dell'ufficio del processo'. Presentato nell'aula Magna di Palazzo Murena, alla presenza della ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Un progetto che mira al miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario mediante l'assunzione a tempo determinato di migliaia di giovani laureati in Giurisprudenza, che andranno ad affiancare i giudici nello svolgimento delle loro attività.
    "Il titolo 'Giovani per la giustizia' rappresenta innanzi tutto una centralità che noi da alcuni anni abbiamo voluto dare ai nostri giovani, nel mondo nelle università, in questa università" ha detto il rettore. "I giovani sono al servizio della giustizia - ha aggiunto -, perché reclamano giustizia".
    A portare il suo contributo, con la sua testimonianza diretta, una tirocinante presso la Corte d'Appello di Perugia, Caterina d'Alessandro.
    "Questa - ha detto la ministra Cartabia - è una città davvero ricca di storia, lo è nelle sue vie, lo è nei suoi palazzi, lo è perché questa Università ha una magnifica storia. Anche la giustizia italiana è una giustizia che vanta una storia molto nobile, molto antica, molto ricca di cultura e di profondità.
    Una storia gloriosa di cui andare fieri".
    "Oggi, 31 anni fa, un giovane magistrato che cercava di praticare giustizia, Rosario Livatino, veniva ucciso - ha ricordato il procuratore generale Sergio Sottani -. Spesso l'immagine della magistratura, che sta raggiungendo i livelli più bassi di credibilità, dimentica lo sforzo di tanti giovani, eppure il lavoro di magistrato è un lavoro particolarmente qualificato e privo di staff. L'ufficio del processo cerca di intervenire perché parte dal presupposto che non è il giudice un singolo fabbricatore di decisioni ma è il realizzatore, con tutto il genio e la capacità, di un lavoro di squadra". (ANSA).
   

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