Viaggio a Memphis, nella musica che ha fatto la storia

In libro di Robert Gordon le etichette che hanno fatto la storia

Una rubrica di concerti in tempi di coronavirus è lo specchio del dramma che ha investito un settore che in questo momento non sa come e quando ripartirà. Per non abbandonarsi al dominio del vuoto, vale la pena riconvertirla in un appuntamento che possa rispondere alla domanda apparentemente semplice: "che musica ascoltiamo oggi?". Suggerimenti per un ascolto che non sia affidato solo alle playlist e che, sfruttando il maggior tempo a disposizione e le risorse del web, possono anche durare per la settimana.

Il primo percorso nasce da un libro, riemerso dalla classica pila "un giorno li leggerò": si intitola "It Came from Memphis" e lo ha scritto Robert Gordon, una delle grandi firme del giornalismo musicale americano. Non è facile da trovare ed è in inglese. Ma è straordinario perché racconta una delle capitali mondiali della musica attraverso personaggi minori quanto irresistibili. Cominciamo da Memphis dunque, con la certezza che, a voler seguire tutte le sue diramazioni, c'è musica da ascoltare per gli anni a venire.

Ovviamente tutto parte dal Blues: a Memphis c'era gente come B.B. King, James Cotton, Rufus Thomas, un dj trasformatosi poi in cantante soul, Little Milton, Bukka White, Bo Diddley per fare qualche nome. L'attività musicale era frenetica. Ma tutto cambiò quando un signore chiamato Sam Phillips aprì uno studio di registrazione e fondò la Sun Records. Siamo sul finire degli anni '50 e il rock'n'roll sta per deflagare: dopo aver registrato fondamentalmente artisti di blues, Phillips intuì la novità e aprì le porte del suo studio a Elvis Presley, Carl Perkins, Roy Orbison, Jerry Lee Lewis che proprio lì in quel piccolo studio dove nel dicembre del 1956 ci fu la leggendaria session del Million Dollar Quartet, formato da Elvis, Carl Perkins, Johnny Cash e Jerry Lee Lewis, hanno iniziato le loro leggendarie carriere. Basti ricordare che Phillips fu convinto dalla sua segretaria a far incidere a un Presley ancora ragazzino un brano dedicato, manco a dirlo, alla mamma. Oggi la Sun è un museo, ma negli anni '80 era stato rimesso in funzione e molti artisti di gran nome ci hanno registrato, primi tra tutti gli U2 che nel 1989 hanno realizzato alcune session per "Ruttle And Hum". Come molte città del Sud degli Stati Uniti, Memphis è stata, ed è ancora, una città con una preponderante comunità nera. All'epoca era drammaticamente segregata.

Più o meno nello stesso periodo, nel 1957, un violinista dilettante, Jim Stewart e sua sorella Estelle Axton fondano la Stax (Stax nasce dalla fusione delle prime due lettere dei cognomi Stewart e Axton) proprietari di un negozio di dischi, decidono di aprire uno studio di registrazione. Le vicende che portano alla conversione di un cinema su McLemore Avenue sono complesse: quello che conta è che qui è nata la leggenda della Soul Music in uno dei pochi luoghi in cui bianchi e neri vivevano e lavorano fianco a fianco senza problemi. La House Band era formata da Booker T. Jones all'organo, Donald Duck Dunn al basso, Steve Cropper alla chitarra e Al Jackson jr alla batteria, più quelli che poi diventeranno i Memphis Horns. Donald Duck Dunn e Steve Cropper sono basso e chitarra dalla Blues Brothers Band.

Sotto il nome Booker T and Mg's la House Band ha registrato "Green Onions", uno degli strumentali più famosi della musica popolare. La Stax ha creato il Memphis Sound e dato origine a una serie lunghissima di capolavori di Rufus e Carla Thomas, Otis Redding, Sam & Dave, Johnny Taylor, Isaac Hayes (primo musicista nero a vincere un Oscar per "Shaft) che alla Stax prima lavorava come autore e session man (tra le tante ha scritto "Soul Man"), Wilson Pickett, Albert King, Eddie Floyd, William Bell, i Bar-Keys e i Mar-Keys.

A Memphis non c'era solo la Stax: c'erano altre etichette fondamentali per la storia della musica nera. In particolare la "Hi Records" che faceva perno attorno ai leggendari e ancora attivi Royal Studios, il regno di Willie Mitchell, grande direttore d'orchestra e sopratutto produttore negli anni '70 dei classici di Al Green, "Let's Stay Together", "Tired To Be Alone" in testa ma anche di gioielli come "i Can't Stand The Rain" e "I'm Gonna Tear Your Playhouse Down" di Ann Peebles. Quel sound così "Southern" è ancora oggi un modello: non a caso Dan Auerbach, la metà scrivente dei Black Keys, ha inciso "Waiting On A Song", il suo ultimo album proprio con i musicisti che registravano con Al Green.

Memphis, come racconta il libro di Gordon, è anche la città di Alex Chilton, uno dei grandi irregolari del rock americano. Oltre alla sua carriera solista, Chilton va ricordato per la sua band, i Big Star. Un gruppo che ha avuto un'influenza enorme sul rock contemporaneo, dai Kiss ai R.E.M., dai Replacement fino ai Flaming Lips e agli 88. In particolare va ascoltato "Third", album dalla storia travagliata e dallo scarsissimo successo commerciale rivelatosi poi una sorta di profezia musicale regolarmente inserita nella lista dei dischi più importanti di sempre. (ANSA).
   

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