Yang Lian, in Cina le persone vivono in un buco nero

Poeta in esilio, al Festivaletteratura di Mantova con 'Origine'

MANTOVA - In esilio dal massacro di piazza Tienanmen, Yang Lian, tra i più interessanti e innovativi poeti cinesi di oggi, vincitore di numerosi premi anche in Italia, dall'Internazionale Flaiano nel 1999 al Nonino nel 2012 fino al Capri nel 2014 e al Sulmona nel 2019, arriva al Festivaletteratura di Mantova con tutta la sua fiducia nella poesia ma non risparmia parole dure per il suo Paese.

"In Cina manca la chiarezza in tutto e nessuno sa veramente cosa sia accaduto in questo 2020. Le persone vivono in un buco nero, senza informazioni. Non c'è nessuna direzione chiara. E' solo quando abbiamo un controllo politico totale che si può creare questo tipo di situazione. E anche adesso, per quanto riguarda l'evolversi e la tendenza del Covid 19, il numero di infezioni e di decessi, le cose non sono affatto chiare" spiega Lian che il 12 settembre sarà protagonista di uno dei pochi incontri in presenza con autori stranieri del Festival.

A Mantova con l'antologia 'Origine' (Jaca Book), a cura di Tomaso Kemeny, con testo a fronte nella versione inglese, e autore fra l'altro del libro-oggetto d'arte Veneice Elegy, realizzato in collaborazione con Ai Weiwei, l'artista, designer e attivista, al quale si rivolge due volte nell'antologia, Lian, che nei suoi versi coniuga tradizione e innovazione, propone un'immagine per mostrare il valore che oggi può avere la poesia.

"Siamo come in barchette piccole in mezzo a un mare burrascoso e c'è il rischio di sprofondare nell'oceano. E qui arriva l'importanza della poesia che può aiutarci a mantenere la stabilità della barca. E' questa la funzione della poesia, fin dall'antichità" sottolinea il poeta cinese che vive tra Berlino e Londra. Figlio di diplomatici, nato a Berna, in Svizzera, nel 1955, giovanissimo Lian ha fondato a Pechino la rivista 'Foschia' e dal 2008 è membro del Pen Club Internazionale.

"La poesia non segue le mode, ci permette di trovare le nostre radici, le Origini. E' un punto di incontro molto importante, nel più profondo del nostro essere. Non è vero che pochi la leggono. La poesia non è mai in declino" afferma. "Se prendiamo la Cina moderna abbiamo poesie scritte dai lavoratori migranti. Sono persone prelevate dalla vita di campagna e obbligate a lavorare in fabbrica per manodopera a poco prezzo. Sembrano una presenza silenziosa, ma non è così. Loro scrivono poesie e riferiscono un'esperienza diretta. La poesia è linfa vitale, il legame fra la vita e il linguaggio. C'è un ritorno verso le radici e forse dobbiamo aumentare la nostra consapevolezza delle dinamiche del periodo attuale" dice Yang muovendo i suoi lunghi capelli.

"Viviamo in un periodo interessante ma terribilmente commerciale, di grande caos politico e complessità. Dopo la fine della guerra fredda le persone erano convinte che fosse il momento della democrazia e dell'ascesa del capitalismo. Sembrava che l'Occidente avesse vinto fino a quando non ci sono stati gli attentati dell'11 settembre, la guerra in Iraq e l'ascesa economica mondiale della Cina con un forte controllo da parte del vecchio comunismo. Abbiamo visto l'evolversi della globalizzazione all'insegna della contraddizione e del caos. Vediamo dappertutto il cinismo e la ricerca del soddisfacimento di interessi immediati. Dobbiamo mettere in evidenza la profondità del pensiero attraverso la profondità dell'espressione linguistica. Dobbiamo mantenere il contatto con la vita reale e la realtà del linguaggio, non permettere che la poesia sia trascurata. Per me è questo il cammino da seguire" spiega il poeta che ha vissuto il lockdown a Berlino.

Il lockdown è stata un'occasione per poter scrivere due articoli sul grande Qu Yuan che in un certo senso rappresenta il destino del poeta. "Le sue poesie sono molto famose in Cina ma non sempre comprese. Figura solitaria, morto suicida in esilio lasciando 4-5 poesie lunghe che rappresentano la fonte, l'origine della nostra tradizione poetica, voglio mantenere l'attenzione su Qu Yuan. Nel secondo articolo affronto il tema dell'esilio che ci accomuna. In un certo senso, anche le persone che vivono in Cina quando coltivano la creatività o si pongono domande importanti e non accettano le risposte standard che vengono sempre date si mettono in esilio".

Con il suo grande amico personale Ai Weiwei, Yang Lian ha condiviso tante cose. "Abbiamo la stessa età, esperienze simili della rivoluzione culturale, l'esilio e il nostro combattere a livello di pensiero politico e attività poetica. Cerco con lui di aumentare la nostra consapevolezza condivisa. Spero possa essere un modello di ispirazione in Cina. Il messaggio è che non dobbiamo arrenderci". 

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