Rita Dalla Chiesa, il mio valzer con papà

Ritratto famigliare in un libro a 38 anni omicidio e 100 nascita

RITA DALLA CHIESA - IL MIO VALZER CON PAPA' - (RAI LIBRI - 16 EURO)

"Ricordo, una sera, che eravamo al Circolo Ufficiali, e mio padre mi chiese di ballare. Finalmente era solo il mio papà, non il generale dalla Chiesa. Ballammo un valzer, Sul bel Danubio blu, e io ero felice. Lui con la sua divisa di gala, e io con un abito lungo giallo pastello. La foto di quel valzer per me, rappresenta tante cose. Soprattutto una spensieratezza che non era certo la nostra compagna di vita". Esce il 3 settembre il libro che Rita dalla Chiesa dedica a suo padre 'Il mio valzer con papa' " (edito da RAI LIBRI 16 euro) e sarà presentato a Pordenonelegge (il 19/9), con memorie, aneddoti e racconti intorno al padre, il prefetto Carlo Alberto, figura simbolo della lotta delle istituzioni italiane contro terrorismo e la criminalità organizzata, vittima 38 anni fa, il 3 settembre 1982, dell'agguato in cui persero la vita anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.

"Per la prima volta - racconta la figlia e autrice del volume - raggiunta dall'ANSA al telefono - non sarò presente alla commemorazioni a Palermo per via dell'emergenza covid. Non vedo i miei fratelli da mesi, Nando e Simona, che vivono rispettivamente a Milano e Catanzaro, ma sono una persona che rispetta le regole e questa pandemia confesso mi ha un pò spaventata, dovremmo tutti essere più responsabili nel rispetto della salute del prossimo".

Nella foto lei è bellissima: "avevo 18 anni anche papà con la sua divisa con la giacca bianca e le onorificenze, alto affascinate. Piaceva alle donne perché le rispettava, era un gentiluomo".

Come è nata la scelta di scrivere questo volume, ricorrono anche i 100 anni della nascita di suo padre (il prossimo 27 settembre Ndr)? "Non avevo in verità - sottolinea - nessuna intenzione di farlo, pensavo che quello che c'era da scrivere era già stato ampiamente affrontato dai libri di mio fratello e da mia sorella. Poi la Rai me lo ha chiesto perchè ci teneva ad avere una ulteriore testimonianza su mio padre, un ricordo a 360 gradi ma più intimo, perchè è stato un uomo tanto apprezzato in questo paese. E così incerta mi sono messa davanti al computer: per incanto le parole sono scivolate via velocemente, i ricordi riaffioravano tutti, immagini, foto di una vita era come un file che stava lì nella mia testa, scrivevo e le parole non mancavano mai. Guardavo attraverso la scrittura il film della mia adolescenza, l'inizio dell'età adulta fino al quel giorno buio e brutale, che non smette di fare male. Oggi ero in ascensore e mi sono ricordata le sue telefonate".

Ecco allora i ricordi di bambina cresciuta con la famiglia in una caserma dell'Arma cambiando spesso città. L'adolescenza ribelle e il non saper stare troppo "nei ranghi". Il varcare la soglia dell'età adulta fatta di nuove consapevolezze. "Le occasioni intime di stare insieme - confessa l'autrice e conduttrice tv erano in effetti rare - ma sono scolpite nel mio cuore". Il ritratto commosso, orgoglioso, tenero e vivido, di un uomo che ha incarnato il senso della giustizia e della capacità di lotta contro le diverse forme del male sociale. Ma, soprattutto, l'omaggio di una figlia che ha perso tragicamente suo padre, strappato troppo presto all'affetto suo e dei suoi fratelli.

Sono le 21.15 di venerdì 3 settembre 1982 quando, in un agguato a Palermo, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro vengono freddati a colpi di kalashnikov, insieme all'agente di scorta Domenico Russo. Lei Rita in tutti questi anni oltre al dolore e al ricordo si sarà fatta delle domande? "Tante. Penso che mio padre una morte dignitosa non l'ha avuta, l'hanno ammazzato lasciando lui, la moglie e Domenico in macchina. Sono convinta che che se avesse avuto ancora i suoi carabinieri del nucleo creato da lui, uomini non collusi, vicino non sarebbe successo quello che è successo. Penso si sarebbe salvato. Erano persone fidate, erano uomini che non lo avrebbero perso d'occhio". I proventi del libro andranno agli "orfani dei militari dell' Arma dei Carabinieri, l'Onaomac: "penso sia giusto, perché contrariamente a me e ai mie fratelli che abbiamo avuto la possibilità di andare avanti nella vita, ci sono tanti bambini rimasti senza un genitori. E mi piace pensare che da un ricordo su Papà nasca un segnale di speranza proprio per i più giovani". 

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