Colori, suoni e storie di neve

Daniele Zovi'Autobiografia della neve'Edizioni Utet pp255 euro18

(di Anna Lisa Antonucci) (ANSA) - ROMA, 25 NOV - Non c'è niente da fare, la neve è fatata, magica, incantata ed evoca l'infanzia, il sogno, la pace, il silenzio. E mentre infuriano le polemiche sul prossimo Natale senza sci, esce un libro che pacifica con il manto bianco, poetico e al tempo stesso pieno di informazioni scientifiche. Daniele Zovi, dopo 'Il fantastico viaggio degli alberi', pubblica sempre con Utet 'Autobiografia della neve' il cui incipit è:''Io sono stato fortunato, ho visto tanta neve''. L'autore, laureato in Scienze Forestali e per quaranta anni al servizio del Corpo Forestale dello Stato, non si definisce ''un sentimentale'' anzi una persona molto concreta, eppure ha scritto un libro che in ogni pagina esprime amore e nostalgia per la neve. Zovi inizia raccontando il miracolo del formarsi del cristallo di neve che comincia da una nuvola e, a seconda del percorso che compie, assume una forma che non sarà mai uguale a quella di nessun altro cristallo. Una meraviglia della natura che l'uomo non può ricreare, tanto che la neve artificiale sparata dai cannoni sulle piste da sci non contiene cristalli. Cristalli che, nell'attimo in cui riusciamo a vederli, ci mostrano la loro enorme bellezza ma che sono anche la causa del silenzio della neve. La neve crea silenzio e non è solo un'impressione, ''c'è infatti una spiegazione scientifica a questa sospensione creata dal manto nevoso'' dice Zovi.''I cristalli nel legarsi tra loro a formare fiocchi - spiega - catturano aria, la organizzano in spazi che assorbono il suono e impediscono alle onde sonore di rimbalzare'' ,dunque i rumori nella neve risultano attutiti. ''Sono un montanaro - confessa l'autore -e ho paura della retorica, ma sottovoce lo voglio dire: la neve ha a che fare con la poesia più di ogni altro fenomeno naturale e produce il più bello dei silenzi, il silenzio che il cielo costruisce con pazienza e che la terra accoglie con gratitudine''. Ma la neve e il fratello ghiaccio sono anche il fragore delle valanghe e la furia devastante del freddo. E dunque Zovi ci racconta come gli animali selvatici riescano a sopravvivere agli inverni gelidi, quali strategie adottano cinciallegre o fringuelli, uccelli di pochi grammi di peso, per superare i periodi più freddi dell'anno. E se il letargo è la strategia adottata da alcune specie di animali per resistere alle basse temperature, anche alcune piante imboccano questa strada, ognuna modificando il suo metabolismo in modo diverso. E questo cambiamento inizia dalla fine di agosto, spiega Zovi, quando le piante si accorgono che il numero di ore di luce diminuisce. Un libro sulla neve non può non trattare anche del grave problema dei cambiamenti climatici e l'autore lo affronta analizzando l'aumento della temperatura e il conseguente ritirarsi dei ghiacciai, ''qualcosa di più di un campanello d'allarme'' dice. L'opera, corredata di splendide foto di paesaggi innevati del fotografo Sergio Dalle Ave Kelly, non può che concludersi con la citazione dei pittori che più di altri hanno rappresentato la neve e i suoi colori, perché secondo Zovi ''la neve è spesso screziata di rosa, qualche volta di verde, più spesso di azzurro''. Dunque Monet con 'La gazza', Munch con 'Notte d'inverno' e Kandinskij con 'Paesaggio invernale', senza dimenticare i quadri dei due Bruegel, il vecchio e il giovane, che hanno riprodotto con fedeltà quasi fotografica la vita invernale nei villaggi fiamminghi. (ANSA).
   

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