Cassazione, infondate misure contro sindaco di Bibbiano

Avviso di fine indagine per 26 persone. Malpezzi 'gogna indegna'

Non c'erano gli elementi per imporre la misura coercitiva dell'obbligo di dimora nei confronti del sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti nell'ambito delle indagini - per abuso d'ufficio e falso ideologico - sui presunti affidi illeciti in Val d'Enza. Lo scrive la Cassazione, proprio nel giorno in cui la procura di Reggio Emilia ha chiuso le indagini sull'inchiesta 'Angeli e Demoni', notificando gli avvisi a 26 indagati, tra i quali Carletti, contestando 108 illeciti.

Proprio la posizione di Carletti esce alleggerita, sia perché i supremi giudici sottolineano "l'inesistenza di concreti comportamenti", ammessa anche dai giudici di merito, di inquinamento probatorio e la mancanza di "elementi concreti" a suffragio del rischio di reiterazione dei reati, sia perché sono cadute due delle quattro imputazioni nell'inchiesta reggiana: resta dunque accusato di un'ipotesi di abuso di ufficio e di un'altra di falso, mentre non sono più presenti due imputazioni di abuso di ufficio in concorso.

"La Cassazione rileva che erano infondati gli arresti contro il sindaco di Bibbiano. Questo ci dice due cose: che la gogna a cui è stato sottoposto Carletti e il tentativo di certa politica di strumentalizzare sono stati indegni. E che la giustizia deve fare il suo corso", ha detto Simona Malpezzi, sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, intervenendo sull'inchiesta che ha infiammato anche la campagna elettorale per le regionali emiliane del 26 gennaio e che ha visto i dem sotto il fuoco di fila di leghisti e grillini e FdI.

Il quadro probatorio, secondo il procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini, esce confermato e integrato. Agli atti ci sarebbero false relazioni per ingannare i giudici e provocare l'allontanamento dei bambini dalle loro famiglie naturali, minori sottoposti a 'lavaggi del cervello' e convinti di essere anche vittima di abusi sessuali. E anche una chat di gruppo in cui si dimostra che i regali e le lettere dei genitori naturali, consegnati al Servizio sociale della Val d'Enza, non sono mai stati fatti arrivare ai bambini in affido.

Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per essere interrogati o produrre memorie e poi la Procura deciderà se procedere con le richieste di rinvio a giudizio.

 

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