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Falcone: mostra racconta l'impegno dell'Arma dei carabinieri

Da oggi al Teatro Massimo l'iniziativa curata da Salvo Palazzolo

(ANSA) - PALERMO, 18 MAG - Una mostra promossa dall'Arma dei Carabinieri e dalla Fondazione Falcone, con la Biblioteca centrale della Regione Siciliana e il Teatro Massimo, racconta la lotta alla mafia prima del maxiprocesso: le indagini fatte negli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, quando ancora non erano arrivate le rivelazioni del pentito Tommaso Buscetta, furono determinanti per il lavoro che poi svolse il pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A rievocare quella stagione, un racconto del giornalista Salvo Palazzolo, che ha recuperato immagini, in gran parte inedite, conservate nel Museo della memoria della Legione Carabinieri Sicilia e nell'archivio del giornale "L'Ora" di Palermo. Foto simbolo di questa narrazione, quella di Carlo Alberto dalla Chiesa sorridente che sta donando alcuni palloncini ai bambini per la festa della Befana del 1970. La mostra, curata da Alessandro De Lisi e realizzata dallo studio "Venti caratteruzzi", fa rivivere soprattutto le indagini dei Carabinieri uccisi a Palermo: il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, il colonnello Giuseppe Russo, il capitano Emanuele Basile, il capitano Mario D'Aleo e il maresciallo Vito Ievolella. «Questa mostra - scrive il generale Teo Luzi, Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, nell'introduzione - ci restituisce l'eco di un periodo drammatico della storia di Palermo, nel quale tuttavia spiccano le brillanti luci di alcuni Carabinieri, servitori dello Stato, che hanno creduto, a prezzo della vita, nella vittoria definitiva della giustizia".
    Per la prima uscita, la mostra verrà allestita a partire da oggi 18 maggio nel Foyer del Massimo di Palermo, ma anche nella cancellata del teatro, in piazza Verdi. «Un modo per far conoscere ai più giovani un pezzo di storia importante del nostro Paese - dice Salvo Palazzolo - bisogna raccontare le parole di chi ha lottato la mafia, per portarle avanti. Le parole di quegli straordinari investigatori sono di grande attualità, perché svelano come il fenomeno mafioso riesca ancora oggi a infiltrarsi nella società». (ANSA).
   

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