Sovrintendente Giambrone, nei teatri lirici nessun dorma

Presidente Anfsol, pronti a ripartire.Distanziamenti e streaming

(ANSA) - PALERMO, 22 APR - Al Teatro Massimo di Palermo la scena del "Nabucco" di Verdi è montata in scena, tutto era pronto per il debutto quando è calato il sipario e il silenzio.
    Sono rimasti addossati alle quinte i pannelli con le preghiere del popolo ebraico, nel momento della schiavitù a simboleggiare il dolore e la precarietà di una tragedia mai accaduta prima. Il soprintendente Francesco Giambrone non solo dirige il Massimo di Palermo, ma è anche presidente dell'Anfols, l'Associazione che raggruppa le fondazioni liriche italiane, ha dunque una visione nazionale. Nonostante la difficile situazione che ha investito i 12 enti lirici Giambrone professa ottimismo e guarda già al dopo emergenza coronavirus, ovviamente con un occhio ai bilanci.
    "Al Massimo sono partiti gli ammortizzatori sociali per i 250 dipendenti, ma non per tutti, abbiamo tecnici e quasi tutto il corpo di ballo che è a tempo determinato. Faremo di tutto per proteggerli nel momento in cui potremo ripartire. Capisco l'ansia e la preoccupazione, ma io sono molto concentrato sulla ripartenza, potremo riprendere gli spettacoli andati persi e programmarne di nuovi." Nel frattempo saremo condannati a vedere opere e balletti sul computer, nella solitudine delle nostre case? "Ogni crisi porta con sé delle opportunità - osserva Giambrone -, deve essere così anche in questo caso. Il teatro si fa a contatto col pubblico, lo streaming non deve sostituire il teatro, semmai diventarne alleato. Se saremo obbligati al distanziamento anche in futuro, allora nel nostro teatro, uno dei più grandi d'Europa, potranno entrare non più di 400 spettatori, altrettanti, con la complicità del nostro clima, potranno assistere allo spettacolo grazie al maxischermo allestito davanti al teatro, come peraltro abbiamo già sperimentato in passato, altri ancora potrebbero essere dislocati in altre piazze della città. Oppure potremmo spostare l'orchestra in platea e gli spettatori nei palchi, ma la sfida dell'innovazione è certamente tecnologica".
    Ma sarà possibile programmare una nuova stagione al tempo del coronavirus, con tutte queste incognite? "Non solo è possibile ma è doveroso - assicura il sovrintendente del "Massimo" -, ci siamo temporaneamente fermati sulla riproposizione degli spettacoli persi nel 2020, fatte salve le produzioni più prestigiose del 2021 e in estate tenteremo di allestire spettacoli all'aperto, ma forse sarà più credibile puntare sull'autunno. La politica e la scienza ci diranno come. Siamo tenuti a rimodulare le nostre scelte nel tempo breve, ma tutti sanno che il settore dello spettacolo sarà quello che riaprirà più tardi. Noi ci faremo trovare pronti".
    Insomma, per dirla con l'aria della Turandot: "nessun dorma".(ANSA).
   

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